Teatro San Carlo e il “caso sandali”: discriminazione di genere o semplice dress code?
La denuncia del couturier Salvatore Criscitiello respinto all'ingresso. La ferma replica del ballerino e attivista Danilo Di Leo: "Le regole vanno lette e rispettate, non confondiamo le vere battaglie".
Tutto risale alla sera del 28 luglio 2026. Salvatore Criscitiello, giovane couturier napoletano, si reca al Teatro San Carlo con il compagno e una coppia di amici per assistere al celebre balletto Sogno di una notte di mezza estate. Arrivati al momento del controllo biglietti, però, scatta l’intoppo. Le maschere del teatro bloccano i tre uomini del gruppo perché indossano dei sandali, negando loro l’accesso. All’unica donna della comitiva, invece, l’ingresso viene consentito senza battere ciglio.
L’accusa di Criscitiello: “Giudicato per la mia espressione di genere”
Per Criscitiello la questione non si limita a un semplice intoppo sul guardaroba. Secondo il suo racconto, il personale avrebbe giustificato il divieto citando un presunto nuovo regolamento che vieta le scarpe aperte, ma applicato a quanto pare in modo “binario”: sandali ammessi per le donne, vietati per gli uomini.
Una distinzione che ha lasciato l’amaro in bocca al couturier, facendogli rivivere perfino spiacevoli sensazioni legate al bullismo subito in passato. Criscitiello sostiene di essersi sentito giudicato in base al suo aspetto e alla sua espressione di genere: sentirsi dire, in sostanza, “hai la barba quindi non entri con i sandali” è apparso ai suoi occhi come un retaggio anacronistico e umiliante. A peggiorare le cose, c’è la confusione normativa: sul biglietto e in biglietteria ci sono i classici divieti per canotte e pantaloncini, oltre al simbolo di un’infradito sbarrata. Ma non si fa cenno né a tutti i tipi di sandali né a regole diversificate per genere. Morale della favola: il gruppo è rimasto fuori, niente rimborso, e come unica “soluzione” è stato suggerito loro di andarsi a comprare un paio di scarpe chiuse in un negozio lì vicino.
La posizione del Teatro
Sebbene nelle ore immediatamente successive non sia arrivata una nota ufficiale dei vertici per questo specifico episodio, la linea del Teatro San Carlo è quella della rigorosa applicazione del regolamento sul decoro. I teatri di un certo livello hanno codici di abbigliamento storici per preservare l’eleganza degli spazi istituzionali. Il personale all’ingresso ha semplicemente applicato quella che ritiene essere la direttiva per impedire calzature giudicate troppo “da spiaggia”, facendo valere il diritto del teatro di stabilire come si debba accedere alle proprie sale.
La risposta di Danilo Beniamino Di Leo: “Rispettare l’arte non è discriminazione”
A provare a riportare la vicenda sui binari del buonsenso – e a difendere l’istituzione – è Danilo Beniamino Di Leo. Da ballerino e artista del San Carlo, ma soprattutto da attivista LGBTQIA+, Di Leo ci tiene a mettere i puntini sulle “i”, smontando l’impianto accusatorio di Criscitiello.
Per Di Leo, tirare in ballo l’identità di genere per un paio di scarpe aperte è controproducente.
“Trovo pericoloso gridare alla discriminazione quando la discriminazione non c’è, nel rispetto di chi davvero subisce discriminazione di genere. Sul biglietto del Teatro San Carlo è chiaramente indicato il dress code. […] Il problema, semmai, è non leggere ciò che si acquista.”
L’attivista e ballerino ricorda che in tanti luoghi (chiese, municipi, ma anche discoteche) esistono dei paletti rigidi sull’abbigliamento, spesso persino in discoteca. Non c’è nulla di scandaloso se uno dei teatri più prestigiosi d’Europa chiede di presentarsi in modo adeguato. Infine, tocca un punto molto sentito da chi vive il palcoscenico ogni giorno: la questione del rispetto. Presentarsi decorosamente, fa notare Di Leo, è in primis un atto di rispetto verso il luogo, la cultura, e verso tutti quei lavoratori, le lavoratrici, gli artisti e le artiste che sudano anni per offrire uno spettacolo di livello al pubblico. Definire “discriminazione” il semplice rispetto di un regolamento rischia solo di svuotare e indebolire le battaglie per i diritti veri.