Roma, Napoli e Milano in piazza contro le retate anti-lgbt di Erdoğan in Turchia
Il 17 e il 18 settembre sono stati organizzati presidi nelle maggiori città italiane per contrastare il clima di repressione autoritaria
Un pomeriggio di mobilitazioni nelle città di Roma, Napoli e Milano il 17 e il 18 settembre come atto di ribellione e di vicinanza dei confronti della comunità lgbtqia+ turca, che sta vivendo un forte clima di repressione nel Paese. Nel fine settimana scorso, le autorità hanno fermato 162 sospetti e sottoposto a indagini 9 associazioni e 13 attività in 15 province. Una retata nazionale e conservatrice in Turchia per rivendicare i valori tradizionali, intitolata “Ailem Güvende”, che significa “La mia famiglia è al sicuro”. Un giro di vite contro le organizzazioni lgbtqia+, i locali notturni e gli attivisti “marchiati” con una parola, con un acronimo che da sempre fa storcere il naso al governo, presieduto da Recep Tayyip Erdoğan, che da vent’anni impone diktat con una visione sempre più autoritaria.
Napoli
A Napoli la manifestazione è giovedì 17 settembre alle 17.30 in Largo Berlinguer (all’uscita della fermata della metro Toledo). A scendere in piazza le associazioni lgbtqia+ Antinoo Arcigay Napoli, Pride Vesuvio, Pochos e Discovery Queer, insieme ad ARCI Napoli. Si legge nel comunicato stampa congiunto che “questa brutale repressione sfrutta la retorica della ‘difesa dei minori’ per alimentare la discriminazione, calpestando le libertà personali, di espressione e associazione tutelate dalle convenzioni internazionali. Esigiamo la liberazione immediata degli attivisti/e detenuti e la fine di queste retate discriminatorie”.

Milano
A Milano il presidio è previsto venerdì 18 settembre alle ore 18.00 in corso Sempione, angolo via Canova, nei pressi del Consolato Generale della Repubblica di Turchia. Durante il raduno saranno rese pubbliche due mozioni istituzionali, una del Comune di Milano e una del Consiglio regionale della Lombardia, a tutela delle persone coinvolte, che chiedono al primo cittadino e alla giunta di “sollecitare il governo a intervenire, a seguire i procedimenti giudiziari e ad attivare le forme di protezione, assistenza legale e psicologica, e supporto d’emergenza. Inoltre la mozione regionale sollecita l’esecutivo e il MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) a un intervento diplomatico e propone di valutare un programma di ospitalità, borse di ricerca e disponibilità di alloggio per accademici, studenti e attivisti turchi colpiti dai provvedimenti.

Roma
Nella Capitale il flash mob per fermare l’attacco ai diritti della comunità arcobaleno è stato organizzato per venerdì 18 settembre alle 16.30 in piazzale Porta Pia. Si legge nel comunicato stampa pubblicato su Ig che è “la stessa retorica dell’Internazionale nera che vediamo avanzare anche in Italia: famiglia, minori e morale vengono usati per alimentare paura e repressione. […] Sono in gioco la libertà personale, di espressione, e di riunione, la privacy, il diritto alla salute, tutelati anche dalle convenzioni internazionali sottoscritte dalla Turchia”. Tra i punti, sottoscritti anche a ILGA Europe ci sono la “liberazione delle persone detenute per il loro legittimo attivismo, lo stop ai blitz e alle indagini discriminatorie, lo sblocco di siti e profili social, la fine dell’uso delle norme su “morale” e “oscenità” contro la comunità queer, i processi equi e pieno accesso alla difesa, la condanna pubblica del governo italiano, dell’UE e del Consiglio d’Europa e le condizioni vincolanti sul rispetto dei diritti umani nei rapporti tra UE e Turchia.

L’omosessualità in Turchia
La Turchia, secondo la “Rainbow map 2026” dell’ultimo rapporto di ILGA, è la terzultima in lista in tema di diritti lgbtqia+: al 47esimo posto su 49 con un punteggio totale del 5%, seguita solo dall’Azerbaigian e dalla Russia (2%). Qui l’omosessualità è legale sin dalla fondazione della Repubblica nel 1923, e se guardiamo ancora più indietro nella storia del Paese, i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso erano già stati depenalizzati dal 1858, sotto l’Impero ottomano. Non esiste alcuna legge che vieti l’omosessualità, ma non esistono delle norme che tutelino la comunità contro le discriminazioni e leggi in favore delle unioni civili, del matrimonio egualitario e delle convivenze registrate. Le persone gay non possono prestare servizio militare e non possono adottare i figli congiuntamente. Per quanto riguarda la transizione di genere è possibile modificare il proprio nome sui documenti dal 1988, dopo il parere positivo medico e l’autorizzazione del tribunale. “A gennaio – è scritto su un report ILGA – la Turchia ha presentato le proprie osservazioni difensive alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) nell’ambito del ricorso avviato da Kaos GL, una delle più antiche organizzazioni lgbt nel Paese, contro le interdizioni imposte ad Ankara su marce ed eventi queer. Il caso riunisce due ricorsi: quello relativo al divieto della marcia contro l’omofobia del 2016 e quello riguardante il divieto a tempo indeterminato di tutte le attività lgbt imposto durante lo stato di emergenza del 2017. L’esecutivo ha negato qualsiasi discriminazione, sostenendo che le restrizioni fossero motivate esclusivamente da ragioni di sicurezza”.
Cosa sta succedendo
Negli ultimi anni il clima per la comunità lgbtqia+ sta diventando ostile, complici le posizioni estremiste del governo presieduto da Recep Tayyip Erdoğan. Si sta assistendo a un progressivo arretramento in tema di diritti civili. “A ottobre 2025, il presidente ha presentato alla Grande Assemblea Nazionale della Turchia la proposta di legge di bilancio del governo centrale per il 2026, che stanziava 22 miliardi di lire turche (circa 600 milioni di euro) per programmi volti alla “tutela e al rafforzamento della famiglia”, secondo quanto scritto in un report di ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association). I Pride non si possono svolgere liberamente dal 2015, con l’apparente motivazione legata alla sicurezza pubblica. Undici anni fa durante la giornata dell’Orgoglio di Istanbul i manifestanti sono stati accolti dalle autorità locali con il lancio di lacrimogeni, colpiti con getti potenti degli idranti e arrestati in massa per non avere rispettato il divieto. Un altro problema fondamentale è legato alla libertà di espressione, le associazioni e gli attivisti si trovano di fronte a costanti pressioni legali, confrontandosi con una censura sempre più stringente. Nel 2025 durante la conferenza “Anno della famiglia” ad Ankara, Erdoğan ha affermato la necessità di intensificare la battaglia contro la causa arcobaleno. Essere omosessuali – ha dichiarato – è “un’anormalità”.