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Il giornalista Pasquale Quaranta vince il “Diversity Media Award”: “Spostiamo il focus al centro quando scriviamo“

Il redattore de “La Stampa” ha ricevuto il riconoscimento per il suo articolo dedicato alla prima unione civile a Torino nel 2016

Il giornalista Pasquale Quaranta vince il “Diversity Media Award”: “Spostiamo il focus al centro quando scriviamo“

Diritti civili, Media, Memoria, News, Omofobia

22 Settembre 2026

Di: Francesca Saccenti

«Da più di vent’anni scrivo di diritti lgbt e ancora oggi mi dicono: “Non sai scrivere d’altro?”. Mi sembra una domanda curiosa perché non lo diremmo mai a un vaticanista che per tutta la vita scrive solo di papi. Mai lo diremmo a un esperto di motori che per tutta la vita scrive di due e quattro ruote, perché quella è considerata competenza. La nostra, invece, è sensibilità». Con queste parole rivolte alla platea, il giornalista del quotidiano “La Stampa” Pasquale Quaranta ha ricevuto dalle mani di Alberto Matano venerdì 18 settembre, presso il centro congressi di Roma “La Nuvola”, il “Diversity Media Award 2026” per il miglior articolo web. Il pezzo, dal titolo “Gianni e Franco, l’amore che resta: Torino pensa a un luogo per ricordare la prima unione civile”, racconta la storia della coppia, che ha vissuto insieme per più di cinquant’anni e che solo nel 2016 si è “sposata” all’ombra della Mole Antonelliana. «Quale è il centro? – ha spiegato il redattore originario di Salerno ai microfoni di Radio Pride -. Il centro dipende da dove tu guardi, dal punto di osservazione. Dipende dalle persone che noi scegliamo di ascoltare, di raccontare e di rappresentare».

La storia

Gianni Reinetti e Franco Perrello sono la prima coppia unita civilmente nel capoluogo piemontese, appena sessanta giorni dopo l’entrata in vigore della norma Cirinnà. Dopo il fatidico sì nella Sala Rossa del Comune davanti alla sindaca Chiara Appennino, Franco qualche mese dopo ci lascia il 26 gennaio del 2017, ad 83 anni. Gianni lo segue l’8 agosto del 2026, all’età di 85 anni. A dieci anni dall’unione arriva la proposta dell’attivista e amico Stefano Francescon, che attraverso i social ha lanciato un appello con la richiesta di intitolare ai coniugi un luogo pubblico: “Non solo per ricordare chi sono stati, ma per affermare cosa hanno rappresentato – si legge nell’articolo -. Per dire ad alta voce che l’amore, anche quello tra due uomini anziani, può diventare memoria collettiva e cittadinanza piena”.

Il woke

«Oggi si parla tanto di “woke”, ma se chiedi il significato a una persona comune per strada al massimo ti dice che si tratta di una padella! – continua Quaranta -. Lo stesso discorso vale anche per il termine “diversity”, che non ha maggiore fortuna. Magari ti rispondono che significa “diversità”, ma diverso da chi poi? Viviamo in una società di individui non identici, ognuno è unico. Nel linguaggio anglosassone e negli Stati Uniti “diversity” è quella parola “ombrello”, che identifica tutte le caratteristiche sociali e personali che ancora nel 2026 possono essere oggetto di discriminazione come il colore della pelle, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o la disabilità. Vorrei dire che lì fuori c’è ancora chi pensa che i nostri temi siano marginali, ma se quella è la periferia mi chiedo: quale è il centro? Il centro è quello che noi scegliamo di vedere, le persone che noi decidiamo di voler raccontare e ascoltare».

Quale è il centro?

Classe 1983, Pasquale Quaranta è il primo “diversity editor” in Italia, una figura che si pone l’obiettivo di promuovere e favorire un’informazione inclusiva e attenta alle differenze culturali, identitarie e sociali. Per il “Diversity Media Award”, il premio, giunto all’undicesima edizione e istituito dall’organizzazione no-profit “Diversity” fondata da Francesca Vecchioni, figlia del cantautore Roberto Vecchioni, per combattere il pregiudizio e la discriminazione legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere in Italia, è stato candidato con due articoli. «Sono stato premiato per un approfondimento che è molto “torinese”. Aveva un certo peso per l’età dei protagonisti e soprattutto per la loro storia di attivismo», afferma Quaranta. L’altro, invece, dal titolo “Dizionario di genere uno spazio sicuro in cui non restare a corto di parole” è un pezzo sul volume di Marzia Carmada. L’enciclopedia lgbtqia+ raccoglie  2417 lemmi, con definizioni e strumenti per comprendere identità, diseguaglianze e fenomeni sociali, un vocabolario che nasce – si legge nella descrizione – con “l’intento di censire in modo sistematico” i termini arcobaleno. 

La premiazione

«Durante la premiazione ho giocato con le parole, ho detto: “Stasera ho fatto centro” per il riconoscimento e poi ribadisco alla platea: ”Il mio centro siete voi” – racconta -. Bisogna scrivere di chi vive in una condizione di marginalità. Parla sempre qualcun altro al posto delle persone gay, di colore, con disabilità o transgender, non è vero? Ne hanno parlato gli psichiatri tentando in alcuni casi di patologizzare il discorso sull’omosessualità o i sacerdoti per i quali è ancora un peccato. Il generale Roberto Vannacci vuole che i film e i programmi televisivi con contenuti lgbt possano andare in onda solo in un determinato orario, perché l’omosessualità potrebbe “deviare” i bambini, è un modello diseducativo che ti allontana dalla retta via. Se sei Elon Musk puoi adottare anche da single. Puoi essere brutto o non conforme, ma se sei ricco avrai comunque un’aura di rispetto e ammirazione semplicemente perché hai i soldi.  Io ci tengo a sottolineare che il centro sono le persone – continua Quaranta -. Esiste ancora una divisione in classi sociali. Capovolgiamo la narrazione, spostiamo il focus dalla periferia al centro quando scriviamo. Proviamo a mettere in discussione il nostro punto di vista».