Addio a Fabio Grossi, una vita di teatro, amore e libertà
Compagno di Leo Gullotta per oltre quarant’anni, regista e autore, ha portato sul palcoscenico anche le storie e le battaglie della comunità LGBT.
È morto a Roma, a 68 anni, Fabio Grossi, attore, autore e regista teatrale. Con lui scompare una figura di riferimento del teatro italiano in grado di intrecciare con intelligenza arte e e impegno civile.
Per oltre quarant’anni, Fabio Grossi ha condiviso la vita con Leo Gullotta, in un rapporto affettivo che è diventato anche sodalizio artistico. Nel 2019 i due si erano uniti civilmente, dando riconoscimento giuridico a una relazione iniziata quando per una coppia omosessuale italiana quel riconoscimento era decisamente impensabile.
Il teatro come impegno civile: la lotta per i diritti e la libertà
Fabio Grossi aveva affidato al teatro la propria idea di libertà. Nel 2020 scrisse con Saverio Aversa e diresse L’enigma dell’amore, dedicato a Karl Heinrich Ulrichs, studioso che, nell’Ottocento, da antesignano e visionario, si impegnò per la sconfitta dei pregiudizi e delle persecuzioni rivolte alle persone omosessuali, pubblicando peraltro il saggio L’enigma dell’amore fra maschi, con il criptonimo di Numa Numantis, in cui propose le definizioni urning (gay), urnind (lesbica), dioning (bisessuale) e zwitter (ermafrodito).
In ogni vita la pioggia deve cadere: l’omaggio alla quotidianità e all’uguaglianza
Più recentemente Grossi, con In ogni vita la pioggia deve cadere, spettacolo scritto e portato in scena con Gullotta, ha raccontato la quotidianità e l’amore di due uomini: una storia privata, apparentemente ”ordinaria”, che diventa una riflessione profonda sul rispetto, sull’uguaglianza e sui diritti ancora da conquistare.
Fabio Grossi, insomma, ha raccontato l’amore omosessuale sulla scena non come eccezione, ma come memoria e vita e ha saputo fare del palcoscenico, con intelligenza e senza retorica, un’importante e potente ribalta di rivendicazione e libertà.