Addio all’attivista Mirella Sandonnini che propose il camper contro l’AIDS. Peci: “Non dimentichiamo chi ha fatto la storia del movimento”
L’amica: “Ci vuole una legge per il testamento che tenga in considerazione chi non ha famiglia, né eredi”. Il ricordo di Grillini: “Insieme abbiamo condiviso tante battaglie”
È il febbraio del 1992 quando “il Camper dei valori” inizia a girare in lungo e in largo per lo Stivale. Gli attivisti lgbtqia+ scendono in piazza dal Nord al Sud fino alle isole, nel tentativo di informare sulla prevenzione al virus dell’HIV. L’innovativa strategia di comunicazione parte da un’intuizione della psicoterapeuta fiorentina Mirella Sandonnini, figura di spicco della segreteria di Arcigay nazionale. La sua esistenza è stata una battaglia di diritti, una vita all’insegna dell’inclusione che l’ha portata a metterci la faccia, anche quando significava restare umili evitando le luci della ribalta per una causa più grande. Il 19 agosto 2026 Mirella ci ha lasciato all’età di 70 anni, dopo avere combattuto contro un cancro. «La prima volta che l’ho vista – sorride l’amica Nina Peci – mi ha colpito subito il suo viso solare. Volevamo fondare ArciGay Donna e facemmo un incontro con i centri di aiuto omosessuale presenti nelle diverse regioni. Era il 1989 e coinvolgemmo anche “Mandorla”, il gruppo che aveva delle posizioni separatiste. Arrivarono 15 esponenti, non ci aspettavamo la loro presenza. Erano in ritardo come mossa di potere, avevano dei musi lunghi. E poi c’era questa ragazza che mi sorrideva, mi sono innamorata di Mirella. Siamo state 11 anni insieme, poi ci siamo lasciate ed è diventata una sorella maggiore. Ha lottato fino alla fine, era una donna tenace: ha fatto tanto per la storia del movimento lgbtqia+ in Italia».
Il ricordo di Grillini
«La sua scomparsa è una bruttissima notizia soprattutto per chi come me la conosceva molto bene, sono stato con lei in Arcigay dalla fine degli anni Ottanta all’inizio dei Novanta – spiega l’attivista e già presidente di Arcigay nazionale Franco Grillini -. Mirella proveniva dall’aiuto AIDS svizzero di Lugano, era molto più esperta di noi nelle attività di comunicazione scientifica, fu lei a suggerirci l’idea del camper, un progetto reso possibile grazie al supporto dell’Istituto superiore di Sanità. Per anni abbiamo vagato per l’Italia macinando decine di migliaia di km per informare distribuendo materiale e preservativi. Alla fine, poverino, il camper era distrutto per l’utilizzo sfrenato e intenso. Era da rottamare, ma non per i ladri che ce lo hanno rubato», sorride. I ricordi finiscono anche alla VII Conferenza Internazionale sull’AIDS di Fortezza da Basso (Firenze), il più importante congresso mondiale sul virus (dal 16 al 21 giugno del 1991) che Grillini definisce “epocale”, per “la presenza di 90mila persone, di cui 80mila gay”. «È stato forse il primo vero grande Pride in Italia, in testa c’era un lungo serpentone. Le forze dell’ordine erano ansiosissime, aspettavano che succedesse qualcosa di brutto e invece non successe un bel niente, fu una manifestazione partecipata – spiega -. Con Mirella eravamo in contrasto su alcune idee come succede sempre negli organismi dirigenti, ma sempre con stima e rispetto. Ci sentivamo regolarmente quando si parlava di iniziative di carattere scientifico, qualche mese fa c’eravamo ripromessi di vederci».
Il testamento in Italia
Nina Peci è un’amica storica ed ex compagna, la delegata testamentaria, perché con Mirella finisce l’ultimo ramo dell’albero genealogico. Non ha familiari, né eredi. Le difficoltà sulla gestione delle ultime volontà mostrano quanto nel mondo queer esista un vuoto normativo che vada colmato al più presto. «Non è solo un problema della comunità lgbt, ma anche degli anziani che non hanno più nessuno. Per la legge gli amici non hanno un ruolo, non sono considerati come parenti e non hanno diritto all’assistenza e alla 104. Mirella voleva essere cremata, ma non ha comunicato la sua decisione in forma scritta, e io essendo una sua amica sto cercando di fare di tutto affinché la sua scelta venga rispettata. Sono stata dal notaio e adesso devo andare al Comune sperando di riuscirci. È una battaglia importante, bisogna fare pressione al governo: peccato che il movimento omosessuale negli ultimi anni si sia perso. Con Franco Grillini vogliamo organizzare una cerimonia in suo onore al Cassero (circolo storico di Bologna, impegnato da oltre quarant’anni nel riconoscimento dei diritti delle persone lgbt)», continua Peci.
Il ricordo dell’amica
Mirella Sandonnini ha fatto la storia del movimento, ha avuto l’idea del camper per informare sull’HIV negli anni Novanta, si è occupata di spingere per l’utilizzo di test gratuiti e per il sostegno psicologico, eppure Nina sottolinea una nota amara: “I giovani non conoscono il suo contributo. Trovo che sia molto triste. Il mondo è spaccato, si è diviso tra vax e no vax nell’epoca del Covid, pro Gaza e Israele, trumpiani e non, e anche il mondo lgbt ci è cascato ed è finito in questa divisione globale. Si è perso il senso del Pride, non ci si siede a un tavolo per discutere, c’è solo un muro, una chiusura”. L’attivista ricorda l’esperienza della rivista “Quir”, andata in stampa dal 1993 al 1996. Definisce lo spazio come un’esperienza del passato, “un contenitore per dare voce alle identità” quando le battaglie per l’inclusione e il riconoscimento dei diritti erano ancora in piedi. «Forse è importante che noi anziani riprendiamo le redini del movimento, abbiamo aperto la strada. Le nuove generazioni hanno perso la memoria, non conoscono neanche una figura come Mirella. Il movimento lgbt è finito dentro a queste divisioni, ci è cascato in pieno. Così si fa il gioco del potere, il gioco di chi comanda e vuole distruggerci».
