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Campi Flegrei Pride: “Il bradisismo non chiede permesso, nemmeno noi”

La manifestazione autofinanziata è prevista per sabato 19 settembre. Zazzaro (Cgil - Nuovi Diritti): “Non vogliamo passerelle sui nostri corpi perché di omofobia e transfobia si muore”

Campi Flegrei Pride: “Il bradisismo non chiede permesso, nemmeno noi”

News, Pride

18 Settembre 2026

Di: Francesca Saccenti

In una terra vulcanica dove “il bradisismo non chiede il permesso”, a poca distanza in linea d’aria da quel lago d’Averno che per Dante rappresentava l’ingresso agli Inferi, sabato 19 settembre una parata arcobaleno porterà una ventata di diritti con la prima edizione del Campi Flegrei Pride. La giornata dell’Orgoglio lgbtqia+ metterà al centro della lotta l’antifascismo e l’antisionismo: la manifestazione vedrà l’adesione della comunità palestinese, “un unicum in Italia”.

L’appuntamento

«Ci tengo a dire che il Campi Flegrei Pride è totalmente autofinanziato. Non girano soldi, se non quelli della vendita di 150 magliette – sorride Mario Zazzaro, rappresentante della Cgil – Nuovi Diritti Napoli -. Abbiamo ottenuto i patrocini dei quattro comuni di Bacoli, Pozzuoli, Monte di Procida e Quarto, invitando tutti i sindaci a sfilare con noi. Abbiamo chiesto alla politica e alle istituzioni di fare un passo indietro rispetto al movimento: i primi cittadini insieme agli assessori non saranno “schierati” in prima fila, ma nelle retroguardie. Non vogliamo passerelle sui nostri corpi perché di omofobia e transfobia si muore». L’appuntamento è sabato 19 settembre alle 17.00, con partenza alle 18.00 dal belvedere del Castello di Baia a Bacoli, vicino all’arco intitolato a Maurizio Valenzi, con una performance musicale ad aprire il corteo, mentre gli interventi sono previsti durante la sfilata e alla fine. La parata termina nella Villa comunale nei pressi dell’anfiteatro con uno spettacolo.

Tim Curry

Il Campi Flegrei Pride è dedicato alla memoria di Tim Curry. L’artista britannico scomparso il 25 agosto del 2026 all’età di ottant’anni,  con il suo personaggio di Frank-N-Furter nel midnight movie “The Rocky Horror Picture Show“ (Jim Sharman, 1975) – tratto dall’omonimo spettacolo teatrale di Richard O’Brien – ha fatto ballare intere generazioni al ritmo del “Time Warp” e sognare sul mantra “Don’t dream it, be it”. «Questo film è stato un cult, ha sdoganato tante battaglie della comunità – spiega Zazzaro ai microfoni di Radio Pride -. Ci sembrava doveroso dedicarlo a una figura, a un attore così istrionico».  

Priscilla la “zia virtuale”

La drag queen e attivista Priscilla (Mariano Gallo) è la “zia virtuale” della prima giornata dell’Orgoglio flegreo. «Mariano Gallo qualche mese fa ha letto la notizia della prima assemblea pubblica e mi ha contattato. “Io vivo nei Campi Flegrei – ha scritto – vicino alla Solfatara. Non ho mai fatto nulla del genere, ma vorrei propormi come ‘zia’ del Pride”. Passano due o tre settimane e facciamo il post confermandone la presenza, poi arriva il messaggio: “Ho fatto un grande guaio, non avevo segnato in agenda che avevo un altro impegno preso ad aprile”». L’appuntamento in questione è il Vercelli Pride. Ma non tutti i ‘mali’ vengono per nuocere, da questo errore nasce il gemellaggio con il comune piemontese. «Ci siamo conosciuti e con gli organizzatori ci siamo “scambiati” le piattaforme: erano molto simili soprattutto nell’approccio all’intersezionalità e per la vocazione antifascista e antisionista – spiega Zazzaro -. Un confronto che è andato avanti per 15 giorni, a quel punto abbiamo deciso di stringere un patto di sorellanza, un gemellaggio tra due Pride di periferia. Ci siamo spediti le bandiere che sventoleranno durante le parate». 

Il manifesto

Al centro della piattaforma politica – che inizia con la storia, la filosofia e la filmografia di questi luoghi da cartolina – ci sono il tema dell’ecologia, della crisi climatica, del bradisismo e della messa in sicurezza dei costoni, per questo motivo è nata la scelta di eliminare i carri. Il claim della prima edizione è “Il bradisismo non chiede permesso, nemmeno noi”. «Perché stavolta abbiamo voluto realizzare un manifesto antifascista e intersezionale? – dice l’attivista -. Sembra quasi scontato che vogliamo il matrimonio egualitario, l’adozione per le coppie omogenitoriali e il riconoscimento delle carriere alias. Nella nostra piattaforma politica siamo partiti dal territorio con questo approccio: guardate che fra i 5mila sfollati di Pozzuoli almeno il 9% fa parte della comunità lgbtqia+». Per spiegare meglio il concetto riguardo alla fragilità queer Zazzaro fa alcuni esempi: “Una persona transgender che resta senza casa si trova a vivere in una situazione di maggiore vulnerabilità. Se c’è una carenza dei trasporti, una persona lgbt ha difficoltà a spostarsi dal proprio paesino e non riesce facilmente a raggiungere Napoli dove ci sono spazi più inclusivi e accoglienti, a discapito della socialità. Se vuoi accedere al percorso della PrEP devi andare all’Ospedale Cotugno, un viaggio! Noi vogliamo accendere i riflettori sulle problematiche di chi vive nelle periferie. Basta essere subalterni alle città capoluogo. Tutto succede lì, i soldi sono lì, anche se i servizi sono carenti lo stesso. Raccontiamo cosa manca in queste aree ai margini».

Il coming out

«L’aspetto più bello dell’organizzazione è stato durante le assemblee pubbliche, che a rotazione si sono svolte all’interno dei quattro comuni dell’area flegrea – dice l’attivista -. Il nostro intento non era soltanto di portare delle parole di libertà e di liberazione all’interno del territorio, ma di costruire una comunità intersezionale. Molte persone hanno scelto di fare coming out. Negli incontri hanno preso parte migranti, persone con disabilità, e per la prima volta c’è l’adesione della comunità palestinese a un Pride. Non era mai accaduto, penso che sia forse un unicum in Italia». 

La spaccatura della comunità

In Italia negli ultimi due anni si sta assistendo ad una spaccatura all’interno del movimento arcobaleno, un fenomeno che ha una caratura nazionale e che ha coinvolto anche le singole regioni. In Campania nel 2026 ci sono stati 9 Pride (Napoli, Arrevutamm, Portici, Giugliano, Bacoli, Avellino, Salerno, Casoria Freedom March e Nocera Inferiore). A Napoli la comunità queer si è divisa in due Giornate dell’Orgoglio, complice delle divergenze politiche il genocidio in corso a Gaza. Da una parte c’è stata la sfilata del 27 giugno, patrocinata dal Comune e con uno star show finale, e dall’altra il 20 giugno l’anti-pride transfemminista, anticapitalista e antisionista Arrevutamm giunto alla seconda edizione, un’iniziativa senza sponsor che nasce dal basso. «Alcuni Pride sorgono da scissioni causate dalla mancanza reale di processi democratici – sentenzia Zazzaro -.  E poi diciamoci la verità: il Pride muove soldi, quindi a volte c’è un interesse economico. Nella maggioranza dei casi, invece,  le parate nascono dall’esigenza di soffermare l’attenzione sulle aree ai margini. Voglio dirlo di nuovo, il Campi Flegrei Pride si è autofinanziato, non ha speso un euro. Per i costi del service se ne fa carico l’amministrazione, mentre tutti gli artisti, compreso Lucariello, vengono per solidarietà alla causa. L’anno prossimo marceremo a Quarto!». Sullo strappo della comunità lgbtqia+ campana, invece, la questione sembra ancora molto lontana dalla risoluzione. «Quando ci sono delle incrostazioni non è facile risanarle. Quando c’è la testa dura di continuare a ripetere sempre gli stessi errori i rapporti sono difficili da sanare – conclude l’attivista della Cgil – Nuovi Diritti Napoli -. Poi ci sono anche delle differenze tra i vari Pride. C’è chi vuole il sostegno delle istituzioni e chi invece le riconosce, ma non le vuole nella parata per una maggiore autonomia. Noi del Campi Flegrei Pride siamo al centro di queste due dimensioni: abbiamo coinvolto le amministrazioni, ma vogliamo che i nostri corpi si muovano nell’ambiente come protagonisti per abbattere l’eteronormatività. La politica non deve fare passerelle sui nostri corpi perché di omofobia e transfobia si muore».