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Latina, 14enne si toglie la vita. Denunciati negli anni episodi di bullismo. Al funerale presente solo un amico

"Lo chiamavano Paoletta, femminuccia, Nino D’Angelo". Si indaga per istigazione al suicidio.

Latina, 14enne si toglie la vita. Denunciati negli anni episodi di bullismo. Al funerale presente solo un amico

Cronaca, Scuola

17 Settembre 2025

Di: Fabiano Esposito M.

Avrebbe compiuto 15 anni a breve Paolo Mendico, vittima di bullismo da parte di compagni di scuola e del silenzio degli insegnanti e invece si è tolto la vita a pochi giorni prima dall’inizio del nuovo anno scolastico all’Istituto Tecnico “Pacinotti” di Fondi. I genitori denunciano tutto il dolore alla stampa. Lo chiamavano “Paoletta, femminuccia, Nino D’Angelo” per via del suo animo sensibile e dei suoi lunghi capelli biondi che aveva deciso di tagliare proprio per questo. Fin dalla quinta elementare era bullizzato da un bambino che si presentò in classe con un coltellino dicendo che lo avrebbe ammazzato, e la maestra non intervenne ma incitò alla rissa. Dopo quest’episodio la madre di Paolo ha denunciato tutto ai carabinieri che hanno poi archiviato il caso.

A scuola andava bene, ottimi voti eccetto un debito in matematica. Tuttavia, non voleva più andarci. Era preso di mira dai compagni nei bagni e poi sui social, inutili sono stati gli appelli alla scuola. Paolo non ha retto più e si è tolta la vita il 14 settembre usando la corda di una trottola napoletana che aveva in camera sua.

Il fratello maggiore scrive una lettera al Ministro

Il fratello ha scritto una lettera al Ministro Valditara e alla premier Giorgia Meloni, sottolineando le intimidazioni e gli atti di bullismo che il fratello ha ricevuto lungo tutti questi anni. Il Ministro ha ordinato due ispezioni negli istituti frequentati dal ragazzo mentre La Procura della Repubblica di Cassino indaga sulla morte di Paolo e ha sequestrato cellullari e computer della vittima e di alcuni compagni di classe. Al vaglio chat, gruppi, messaggi e social che hanno per oggetto gli insulti rivolti a Paolo. L’ipotesi del reato è di istigazione al suicidio. L’ultimo messaggio del ragazzo è un appello agli amici “conservatemi un posto in prima fila” che ora gli inquirenti cercano di analizzare.

Il cordoglio e il dolore di Nino D’Angelo

L’accaduto ha toccato anche il cantautore napoletano Nino D’Angelo il quale è intervenuto scrivendo su Facebook un messaggio di cordoglio alla famiglia e alla giovane vittima che veniva deriso col suo appellativo. “Dove eravamo tutti? Perdonaci se non abbiamo saputo aiutarti. […] Scusami se ti hanno dato il mio nome”.

Le parole di cordoglio di Nino D’Angelo su Facebook per il suicidio del giovane Paolo

Il bullismo è una enorme piaga sociale

Il bullismo colpisce sempre più giovani in Italia e in Europa e gli interventi, come in questo caso, risultano inefficaci e, inoltre, occorre sottolineare, che in questo contesto, la specifica del bullismo omotransfobico assume spesso una connotazione ancora più pericolosa e subdola. Non bastano evidentemente film come “Il Ragazzo dai pantaloni rosa”, la cui proiezione spesso è stata anche ostacolata, o discorsi sui social per sensibilizzare una popolazione a tematiche così delicate, ma è necessario un intervento concreto e radicale che parta proprio dalle scuole per creare una società più attenta e accogliente nei confronti dell’altro. 

Il governo blocca l’educazione affettivo-sessuale nelle scuole

Le nuove generazioni  chiedono nelle scuole un’educazione all’uso corretto e responsabile dei social media, così come la possibilità di discutere di genere, orientamenti sessuali ed educazione affettivo-sessuale. Tutti questi temi, tuttavia, sono considerati tabù dal ministro Valditara, da questo governo e dalla sua maggioranza parlamentare. Questi non solo si sono dichiarati contrari ad affrontare tali argomenti in classe, ma si apprestano anche ad approvare una legge che rischierebbe di limitare drasticamente la possibilità di fornire strumenti di conoscenza e confronto adeguati alle nuove generazioni.

Il DDL “Valditara, Sasso e Amorese” introdurrebbe l’obbligo del consenso informato per qualsiasi attività scolastica legata alla sessualità. Su questa proposta crescono le preoccupazioni di docenti, genitori e associazioni LGBTQIA+ (ascoltate lo scorso 11 settembre in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati). Il timore è che la nuova legge possa penalizzare l’autonomia scolastica, compromettere la libertà di insegnamento e, di fatto, impedire l’educazione all’affettività e al consenso, privando la scuola di strumenti fondamentali per prevenire e contrastare le discriminazioni, l’odio e il bullismo.

Tuttavia, bisogna ricordare che educare non è reprimere, ma insegnare al rispetto verso l’altro, verso ciò viene percepito come “diverso”, e all’utilizzo corretto degli strumenti a disposizione, digitali e non. Inoltre, finché esisterà una società in cui prevale “la legge del più forte” dove il sensibile viene visto come debole non ci sarà progresso. Se il “credo” di un popolo è quello in una società patriarcale che impone atavici modelli di comportamento non ci sarà progresso ma sarà una società assuefatta ad atti estremi come questo di Paolo o ai tanti femminicidi a cui abbiamo assistito quest’anno e negli ultimi tempi è per tanto necessario un intervento repentino ascoltando proprio chi in questi ambienti ci vive per la maggior parte del tempo: studenti e insegnanti.