Mazraoui tra fede e polemiche: ostile ad Israele e ai simboli queer
Il terzino nel mirino della Juve è spesso al centro della bufera per le sue posizioni religiose radicali e il mancato allineamento alle campagne sociali del calcio europeo.
Non è mai solo una questione di diagonali difensive o sovrapposizioni sulla fascia quando si parla di Noussair Mazraoui. Il laterale marocchino, oggi in forza al Manchester United e finito con decisione nel mirino della Juventus per rinforzare la rosa di Thiago Motta, porta con sé un bagaglio di talento tecnico pari soltanto alla complessità del suo profilo mediatico. Per Mazraoui, la fede islamica non è un dettaglio privato, ma la bussola che orienta ogni scelta, anche a costo di scontrarsi frontalmente con i valori e le sensibilità del calcio occidentale.
Il “caso Palestina” e le tensioni al Bayern
Il polverone più fitto si è alzato nell’ottobre del 2023. Mentre il conflitto in Medio Oriente riesplodeva in tutta la sua violenza, Mazraoui condivise sui social un versetto del Corano dai toni severi (“Non pensare che Allah sia incurante di ciò che fanno coloro che commettono ingiustizie“), accompagnato dall’augurio di vittoria per i “fratelli oppressi in Palestina“.
A scatenare l’ira dell’opinione pubblica tedesca, però, fu il collegamento a una pagina che promuoveva esplicitamente la cancellazione dello Stato di Israele. In un club come il Bayern Monaco, storicamente legato alla figura del presidente ebreo Kurt Landauer, la reazione fu durissima: il deputato Johannes Steiniger arrivò a chiederne l’espulsione dal Paese. Nonostante i tentativi di chiarimento alla Bild (“Sono contro ogni tipo di terrorismo e violenza”), a Mazraoui venne contestata la mancata condanna esplicita delle azioni di Hamas, un silenzio che ha continuato a pesare sulla sua reputazione in Germania fino alla cessione allo United.
Il rifiuto dei simboli arcobaleno
Spostatosi in Premier League, il copione si è ripetuto, cambiando solo il terreno dello scontro. In occasione di una sfida contro l’Everton, Mazraoui si è rifiutato di indossare la giacca pre-partita con i colori dell’arcobaleno, simbolo della campagna a sostegno della comunità LGBTQIA+.
Anche in questo caso, la motivazione è stata strettamente religiosa. Sebbene parte dello spogliatoio dei Red Devils lo abbia seguito nel gesto per solidarietà o condivisione di valori, l’episodio ha rinfocolato le critiche di chi vede nelle sue posizioni una chiusura netta verso i diritti civili promossi dalle leghe calcio europee.
Tra pesca, preghiera e campo
“La mia fede mi dà forza, anche sul terreno di gioco”, ha sempre dichiarato il difensore. Mazraoui vive una quotidianità scandita dalle cinque preghiere giornaliere e da una disciplina ferrea, che include il digiuno durante il Ramadan anche nei periodi di massima attività agonistica. Oltre alla religione, le sue passioni sono semplici: la famiglia e la pesca.
Tuttavia, il suo possibile approdo alla Juventus apre già il dibattito: i bianconeri sono pronti a gestire non solo un ottimo calciatore, ma anche un uomo che non scende a compromessi con la propria visione del mondo, anche quando questa entra in rotta di collisione con i temi caldi dell’attualità politica e sociale?