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Ian Thorpe senza filtri: “L’omosessualità nello sport c’è, ma fa ancora paura”

L’ex campione australiano si confessa alla Gazzetta dello Sport. Tra battaglie contro la depressione, il coraggio del coming out e la sua nuova missione per i diritti delle persone LGBTQ+.

Ian Thorpe senza filtri: “L’omosessualità nello sport c’è, ma fa ancora paura”

Diritti civili, Sport

6 Ottobre 2026

Di: Radio Pride

Quando sei abituato a polverizzare i record mondiali, la gente pensa che tu sia d’acciaio. Eppure, per Ian Thorpe, la gara più tosta non è mai stata in corsia. In una profonda chiacchierata con Sergio Arcobelli sulle pagine della Gazzetta dello Sport, lo “squalo” del nuoto ha messo da parte le medaglie per parlare di vita vera, smontando pezzo per pezzo i tabù che ancora resistono nel mondo agonistico.

La salute mentale e il peso del silenzio

Oggi siamo quasi abituati a sentire campioni come Michael Phelps parlare di salute mentale, ma quando a farlo fu Thorpe, il mondo non era pronto. “Non sempre sono stato felice, ho sofferto di depressione“, confessa senza troppi giri di parole. Il nuoto ti logora la testa, non solo i muscoli. Non puoi semplicemente staccare la spina e dire “mi prendo sei mesi per me“. Serve un sistema diverso, ed è quello su cui l’Australia sta lavorando per non far vivere gli atleti con la perenne ansia da ciclo olimpico.

Il coming out lontano da casa

Ma il passaggio forse più intenso riguarda l’omosessualità nello sport. Per Thorpe la situazione è chiara: ci sono molti più atleti gay e queer di quanti ne escano allo scoperto. La paura del giudizio blocca tutto. Lui stesso ricorda il terrore di nascondere una parte fondamentale di sé, una sensazione che lo stava letteralmente consumando. Poi il salto nel vuoto: quel famoso coming out in tv, fatto quando era lontano dalla famiglia, senza avere idea di come l’avrebbero presa a casa. E invece, la risposta di suo padre fu la cosa più semplice e potente del mondo: “Ok, ti vogliamo bene“. Proprio quello di cui aveva bisogno.

L’addio alla vasca e la nuova vita

E oggi? In piscina Ian ci va solo per fare le telecronache. Colpa di una spalla malandata (ora ha una protesi) e, ironia della sorte, di una storica allergia al cloro. Pensa te. Si gode la vita – la stessa che rischiò di perdere l’11 settembre, salvandosi solo per essere tornato in hotel a recuperare una macchina fotografica scordata – e adora l’Italia. Adesso la sua vera competizione è l’inclusione. Si batte per far capire che lo sport deve essere uguaglianza, a prescindere da chi ami o da dove vieni. Perché, come dice lui stesso, se ci perdiamo questo, “abbiamo perso tutto”.