icon cerca

Coppia gay aggredita a Capodanno, Il giudice non riconosce il movente omofobico. Stephano: “Non siamo animali, in Italia mancano i diritti”

Zan: “È stato puro odio omofobo. Il nostro ordinamento non dispone di specifici strumenti per nominarlo, riconoscerlo e combatterlo: c’è un vuoto normativo”

Coppia gay aggredita a Capodanno, Il giudice non riconosce il movente omofobico. Stephano: “Non siamo animali, in Italia mancano i diritti”

Diritti civili, News, Omofobia

7 Ottobre 2026

Di: Francesca Saccenti

“La ferita era nascosta, ma in pochi minuti si è riaperta”, quando il giudice non ha riconosciuto l’aggravante speciale legata al movente omofobico. Stephano e Matteo sono due ragazzi, saliti agli onori della cronaca per un episodio di aggressione che li ha visti protagonisti durante la notte del Capodanno del 2025, quando la coppia è stata insultata e colpita con calci e pugni da una decina di giovani, tre dei quali a processo, per il proprio orientamento sessuale. «La vita va avanti però con questo brutto ricordo ci conviviamo – racconta ai microfoni di Radio Pride Stephano, originario del Perù -. In tribunale l’aggravante, richiesta dal pubblico ministero, non è stata considerata una motivazione valida e quindi di conseguenza esclusa dalla condanna. Si tratta di una sconfitta non solo per noi, ma per l’intera comunità lgbtqia+. In alcuni casi la giurisprudenza ha riconosciuto la matrice omofobica, ma non nel nostro procedimento. Spero che parlarne possa servire a smuovere le acque e per spingere sul ddl Zan». Uno dei tre maggiorenni accusati è stato rinviato a giudizio, mentre per gli altri due è stata disposta la messa alla prova. In aula è stata ammessa la costituzione di parte civile del Comune di Roma.

La notte di Capodanno

Durante la serata di Capodanno del 2025, Matteo, un hairstylist di 24 anni, e Stephano un operatore socio-sanitario di 29 – all’epoca dei fatti una coppia – passeggiavano mano nella mano per via Gabrino Fondulo, nel quartiere Pigneto di Roma. Intorno all’una di notte del 1º gennaio sono stati raggiunti da alcuni ragazzi che hanno iniziato a offenderli perché gay. «Uno di loro mi ha detto: “Tu con quel capello sei quello il più fr*cio di tutti”. Poi ci hanno percosso dicendoci che ci avrebbero insegnato cosa fosse un vero uomo – racconta Stephano -. Mi hanno rotto il naso e a Matteo l’hanno colpito alla testa. Abbiamo raggiunto a piedi il pronto soccorso perché per strada non c’erano carabinieri». Il compagno della vittima è stato spintonato mentre cercava di documentare con un video l’aggressione. Il 5 ottobre del 2026 il giudice ha respinto la richiesta del PM di applicare l’articolo 604-ter del Codice penale, che riguarda “un aumento della pena fino alla metà per qualsiasi reato (non punibile con l’ergastolo) commesso con finalità di discriminazione o odio etnico, nazionale, razziale o religioso, oppure per agevolare gruppi che hanno gli stessi scopi”. Nella decisione viene chiarito che l’orientamento sessuale non rientra tra le caratteristiche protette dalla norma, richiamando la bocciatura della legge Zan. «Provo tanta delusione, avevo una speranza – spiega Stephano -. In questa società siamo invisibili, non siamo considerati. Noi omosessuali siamo come degli animali, senza che nessuno faccia nulla per noi». 

Il ddl Zan

«A Capodanno 2025, a Roma, tre uomini avevano aggredito una coppia gay perché si teneva nella mano – spiega in un post su Facebook Alessandro Zan, componente della segreteria nazionale ed europarlamentare del PD -. Uno dei responsabili è stato rinviato a giudizio, mentre gli altri due saranno messi alla prova. Quella che hanno subito Stephano e Matteo non è stata solo un’aggressione: è stato puro odio omofobo. Eppure il nostro ordinamento non dispone di specifici strumenti per nominarlo, riconoscerlo e combatterlo. È un vuoto che denunciamo da anni. La violenza omolesbobitransfobica non è una violenza qualunque. Il movente conta, l’odio conta. E la legge deve riconoscerlo, prevenirlo e contrastarlo». Il 27 ottobre del 2021 il ddl, che portava la firma dell’allora parlamentare del Partito Democratico, Alessandro Zan, viene affossato dal Senato nell’aula di Palazzo Madama. Le immagini della destra, che festeggia per la bocciatura, hanno mostrato davanti alle telecamere una pagina nera in tema di diritti per la comunità queer italiana. Il testo, che si poneva l’obiettivo di prevenire e contrastare la violenza e le discriminazioni fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità, mirava a modificare la norma Mancino garantendo maggiori tutele. «È l’ennesima conferma che, per l’ordinamento italiano, la violenza omofobica resta invisibile, nonostante si registri quasi un caso ogni due giorni», ha dichiarato Rosario Coco, presidente dell’associazione Gaynet.

La ferita

Stephano cita l’articolo 3 della Costituzione, secondo il quale “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali”. «La ferita era chiusa o forse nascosta – conclude -. In tribunale si è riaperta, ha risvegliato il dolore di quella notte. Ora io e Matteo non stiamo più insieme, ma credo che per lui valgano le stesse emozioni – conclude Stephano -. Esiste il femminicidio, ma non un’aggravante per i crimini d’odio ai danni delle persone della comunità lgbtqia+. La politica non vuole mettere nero su bianco una legge che tuteli le minoranze».