Bisessuale e orgoglioso: Mitch Brown sfida i tabù dello sport maschile
Il coming out di Mitch Brown scuote l’Australian Football League e rompe un tabù centenario. In Italia, invece, lo sport resta prigioniero di silenzi e omofobia.
Un secolo e più di football australiano e nessun giocatore aveva mai trovato il coraggio di dirlo ad alta voce. Ci sono voluti 129 anni perché Mitch Brown, ex difensore dei West Coast Eagles, con 94 partite alle spalle, scrivesse la storia: “Ho giocato nell’AFL per dieci anni, e sono un uomo bisessuale”. Secondo un articolo di The Daily Aus, Brown ha contattato la rivista e ha condiviso la sua storia, facendo crollare un muro che sembrava eterno.

Mitch Brown ha inserito una storia su Instagram dove spiega: “Questa settimana ho avuto l’opportunità di sedermi con @tda e di parlare apertamente della mia esperienza nel mettere in discussione la mia sessualità mentre giocavo a football e, ora, di riconoscere chi sono e la mia identità. È molto strano sapere che tutto questo è pubblico, ma mi sento sicuro di me stesso e ho un supporto incredibile intorno a me. Se questo aiuta anche solo una persona, ne sarà valsa la pena. Non si tratta di me. Il mondo ha bisogno di più modelli maschili positivi e spero di potermi fare avanti e diventarne uno. Grazie a Sam, Zara, Emma, Orla e al team di @tda per il vostro incredibile supporto nell’aiutarmi a raccontare questa storia. Il podcast completo sarà disponibile domani“.
“Ho provato una sensazione di pace, ma soprattutto di conforto e sicurezza”, ha raccontato al Daily Aus . Una pace che non era mai riuscito a trovare da ragazzo, a 19 anni, Brown chiese timoroso a un compagno di squadra: “Come fai a sapere se sei gay, come fai a sapere se sei bisessuale?”. La risposta fu una risata, per dire “Questa è una domanda divertente. Stai scherzando, Mitch”. “E poi la conversazione è andata avanti. Ma è diventata una battuta, e ricordo come mi ha fatto sentire, e ho giurato di non parlarne mai più”.
La cultura iper-maschilista dell’AFL non lasciava spazio a fragilità, diversità, autenticità. Chi non rientrava nello stereotipo virile doveva solo tacere. Il peso di nascondersi era diventato insopportabile. Non solo la sessualità, ma l’ansia, le paure, le ferite interiori. Mitch è arrivato a scegliere il ritiro, nel 2016, non solo per gli infortuni ma perché quella gabbia di silenzi era più pesante di ogni crociato rotto. “Uno dei motivi principali per cui ho lasciato era incontrare nuove persone, avere nuove conversazioni. Desideravo la possibilità di scegliere con chi stare, senza essere giudicato”.

Oggi, a distanza di anni, ha scelto di assumersi quel “peso” che l’ex CEO dell’AFL Gillon McLachlan aveva profetizzato: il primo giocatore maschio a fare coming out avrebbe portato con sé un fardello enorme. Mitch lo porta sulle spalle con una lucidità disarmante: “Non si tratta di me. Il mondo ha bisogno di più modelli maschili positivi e spero di potermi fare avanti e diventarne uno”. La sua dichiarazione ha generato ondate di sostegno: la Pride Cup, Health Equity Matters, associazioni LGBTQIA+ e persino la sua ex moglie Shae, madre dei suoi due bambini piccoli, che lo ha incoraggiato con parole commoventi: “Sono così orgogliosa di te. Questo renderà il mondo un posto migliore per i nostri ragazzi”.
Brown non nega la complessità della sua identità bisessuale, ancora oggi fraintesa, invisibilizzata: “Troppo gay per gli spazi etero, troppo etero per gli spazi gay”. Ma il suo gesto apre un varco per tutti quelli che, nell’ombra degli stadi australiani, vivono la stessa paura: “Vi vedo, e non siete soli”.
Mentre l’Australia festeggia un passo storico, l’Italia resta bloccata su un campo minato di silenzi. Nel nostro calcio, le voci di spogliatoio e le insinuazioni di “alcuni” ogni tanto accennano a giocatori non eterosessuali, ma nessuno ha mai osato un coming out. Fatta eccezione per il 2023, quando Jakub Jankto, centrocampista ceco, decise di fare coming out pubblicamente dichiarando in un video: “Sono gay e non voglio più nascondermi”, e ribadì così il diritto di ogni persona a vivere liberamente la propria vita, senza paure né pregiudizi. Con quella scelta divenne il primo calciatore dichiaratamente gay ad affacciarsi sul campionato italiano. Dopo la dichiarazione ha giocato due anni nel Cagliari e, a 29 anni, ha annunciato sui suoi profili social il proprio ritiro dal calcio giocato. Un gesto che ha acceso i riflettori sul tema della rappresentanza LGBTQIA+ nel calcio, sottolineando quanto la sua testimonianza resti, purtroppo, un caso isolato nel panorama sportivo nazionale. Vedremo mai un coming out nel calcio italiano? La risposta è sospesa. Forse sì, ma non presto.