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Corte Suprema USA frena Trump: salve le cure per le persone transgender detenute

I giudici di Washington respingono la richiesta d'urgenza della Casa Bianca. La terapia ormonale nelle carceri federali non si tocca, almeno per ora.

Corte Suprema USA frena Trump: salve le cure per le persone transgender detenute

News

21 Ottobre 2026

Di: Radio Pride

Nuovo schiaffo giudiziario per Donald Trump, che arriva ancora una volta direttamente dalla Corte Suprema, già protagonista lo scorso giugno della bocciatura dell’ordine esecutivo contro lo ius soli. Mercoledì i massimi giudici americani hanno detto “no” al tentativo dell’amministrazione di tagliare di netto le cure per l’affermazione di genere nelle prigioni federali. Mentre la battaglia legale va avanti, i trattamenti medici restano garantiti.

La mossa dell’amministrazione Trump non lasciava molto spazio ai dubbi: volevano bloccare subito gli interventi chirurgici, togliere gradualmente gli ormoni a chi già li prendeva e vietare persino l’accesso a parrucche o trucchi, lasciando attivo solo il supporto psicologico. Secondo i dati del Bureau of Prisons, nel 2025 erano circa 600 i detenuti in terapia ormonale dietro le sbarre.

Cure di genere nelle carceri USA: cosa prevede la sentenza

Il caso, noto come Trump v. Kingdom, era finito sul tavolo della Corte Suprema dopo che il giudice distrettuale Royce Lamberth aveva bloccato il giro di vite della Casa Bianca. Lamberth era stato chiarissimo: non curare la disforia di genere porta a depressione grave, ansia e rischio concreto di suicidio. L’amministrazione ha provato a tirare in ballo non meglio precisati “motivi di sicurezza” chiedendo un intervento d’urgenza, ma gli è andata male.

Il presidente della Corte, John Roberts, ha firmato il rigetto senza nemmeno dilungarsi nelle motivazioni. Gli unici due a dare ragione a Trump sono stati, tanto per cambiare, gli ultraconservatori Samuel Alito e Clarence Thomas. La causa di fondo non è ancora chiusa, sia chiaro, ma intanto lo scudo del tribunale inferiore regge.

Diritti LGBTQ+ e la reazione delle associazioni contro Trump

La notizia ha fatto tirare un momentaneo sospiro di sollievo agli attivisti e le attiviste per i diritti civili, anche se nessuno canta vittoria troppo presto. Per Kelley Robinson, presidente di Human Rights Campaign, togliere cure mediche essenziali a chi è in cella solo perché trans è “crudele e discriminatorio”, oltre a calpestare l’Ottavo Emendamento della Costituzione.

Sulla stessa linea Sean Ebony Coleman, a capo di Destination Tomorrow, che ricorda come queste terapie siano una questione di pura dignità umana e non un capriccio. I medici stessi avevano avvertito che interrompere i farmaci di punto in bianco sarebbe stato pericolosissimo. Per oggi i diritti dei detenuti transgender sono salvi, ma con l’aria che tira a Washington, la partita vera è ancora tutta da giocare.