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Milano, l’AltroPride scende in piazza per i diritti della comunità asessuale, aromantica e agender

L’appuntamento è previsto per sabato 17 ottobre alle 15.30 nel capoluogo lombardo. Le associazioni: “Non siamo solo una lettera dell’acronimo lgbtqia+”

Milano, l’AltroPride scende in piazza per i diritti della comunità asessuale, aromantica e agender

Diritti civili, News, Pride

17 Ottobre 2026

Di: Radio Pride

Ne hanno “le tasche piene” di essere solo una lettera della sigla lgbtqia+, perché in pochi sanno realmente cosa significhi. Su queste parole si fonda il manifesto politico di AltroPride, la giornata dell’Orgoglio asessuale, aromantico e agender, che si svolge sabato 17 ottobre nel cuore di Milano. L’iniziativa indipendente e autofinanziata è organizzata dal Collettivo Asessuale Carrodibuoi, nato nel 2016, e da altri attivisti con l’obiettivo di dare voce a chi viene lasciato ai margini e considerato non conforme in quanto legato a modelli di affettività non tradizionali. L’appuntamento è alle ore 15.30 con raduno in piazza Duca d’Aosta davanti alla stazione di Milano Centrale. «Abbiamo scelto il nome AltroPride perché spesso le nostre identità sono trattate come “altro” – spiega in una nota sui social il comitato organizzatore -. Le nostre istanze sono secondarie rispetto alle lettere più note dell’acronimo». Una scelta che nasce dall’esigenza di metterci la faccia “nonostante gli oltre 70 Pride organizzati quest’anno in Italia”. 

Il manifesto

La precedente edizione si era svolta il 17 ottobre del 2026 a Milano. La raccomandazione delle associazioni è di scendere in piazza senza loghi istituzionali, sponsor e bandiere politiche o sindacali per mantenere l’indipendenza. «”Un giorno metterai la testa a posto”. Spoiler: la nostra testa è sempre stata al posto giusto, e ora lo abbiamo scritto nero su bianco – afferma il comitato organizzatore -. L’amatonormatività e l’allonormatività non sono opinioni, sono strutture che impongono la coppia romantica e l’attrazione sessuale come unici modelli validi. Questo documento nasce per smontare queste pressioni e dare importanza a chi vive fuori dai binari tradizionali: persone nello spettro asessuale e aromantico (aspec), relazioni non monogame, e famiglie nate dall’amicizia. Le nostre esistenze non sono una fase passeggera». Non è previsto un corteo, si tratta di una manifestazione statica con interventi. La scelta è ricaduta su Milano, come palcoscenico dell’iniziativa, in quanto rappresenta un punto di incontro importante per la comunità aro-ce italiana, anche se le prime pietre non sono state incastonate nel capoluogo lombardo. A partire dal 2015, grazie all’azione del Gruppo Asessualità del CIG e di altre realtà, la comunità ha smesso di essere “un fenomeno di costume” e si è trasformata in una forza politica. Qui la comunità ace italiana ha sfilato per la prima volta a un Pride, “in modo non clandestino”, ma “con uno striscione e il proprio posto in parata tra lo stupore e le domande degli stessi partecipanti alla sfilata lgbtqia+”.  

La visibilità asessuale

«L’AltroPride è di chi non ha attrazione sessuale, di chi non vuole una relazione romantica, ma anche di chi vuole amare più persone, in tutti i modi, senza per questo sentirsi in dovere di dare spiegazioni», continua il comitato organizzatore. La manifestazione per la visibilità asessuale, aromantica e agender vuole essere anche un monito al resto del mondo lgbtqia+ e soprattutto “a quelle aree che riconoscono come valide e degne di attenzione unicamente le battaglie delle comunità L (lesbiche) e G (gay). Promuovendo soltanto le ragioni della parte che si ritiene più ‘accettabile’ della comunità non porterà alcun vantaggio alle ‘rispettabili’ coppie arcobaleno”.

L’asessualità

L’orientamento asessuale è stato spesso considerato un “orientamento fantasma” e in altri casi “un fenomeno di Internet”. Ci sono sono alcuni studi – specificano sul sito del Collettivo Carrodibuoi – che risalgono alla seconda metà del XIX secolo in cui compare questo termine. «Per troppo tempo, persone sedicenti professioniste hanno cercato di “convertire” le persone asessuali – si legge sul portale dell’associazione -. L’aspetto più grave è che questo avveniva (in parte minore, ancora avviene) in uno studio medico, con l’autorità di testi scientifici. Nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), l’asessualità è stata separata dal disturbo sessuale ipoattivo soltanto nel 2013, quando i gruppi di pressione asessuali, soprattutto nel mondo anglosassone, avevano già preso posizione».