Torre Annunziata e la storia di Minuccio ‘a Paccaiola, “‘o femmeniello” che ha dato l’anima ai vicoli oplontini
Un ricordo condiviso da Vincenzo Marasco restituisce voce alla "Paccaiola" storica figura popolare del quartiere oplontino tra l'antico lavoro nei pastifici e il rito quotidiano della "riffa".
Ci sono città che la propria storia non la conservano solo negli archivi comunali o nei libri accademici, ma la lasciano respirare nei cortili, dietro le persiane socchiuse e nei soprannomi (‘e strangianome) che resistono al tempo. A Torre Annunziata, chi prova a rimettere insieme questi frammenti di vita vera è da anni Vincenzo Marasco, componente dell’ANPI “Maria Penna e Rocco Caraviello” e presidente del Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”.
Da sempre attivo sul territorio vesuviano con ricerche che scavano nell’identità storica e sociale delle nostre strade, Marasco ha condiviso sui social il ritratto di un personaggio indimenticabile del quartiere Pruvulera: Domenico Federico, Minicuccio ’a Paccaiola, ma conosciuto anche con il nome di Iolanda. Non una semplice nota di colore locale, ma un pezzo autentico dell’anima oplontina del Novecento.
Il racconto di Vincenzo Marasco, chi era ’a Paccaiola nella Pruvulera
A seguire, le parole con cui Vincenzo Marasco ha voluto fissare nella memoria collettiva la storia e la voce della Paccaiola nei quartieri torresi della “pruvulera” (Polveriera, per la presenza nel quartiere della Real Fabbrica d’Armi borbonica):
“Uno dei personaggi del quartiere Pruvulera meritevole di una menzione particolare è Domenico Federico, in arte Minicuccio ’a Paccaiola, nato a Torre Annunziata il 13 dicembre 1945.
Minicuccio era un femminiello, una figura di genere che nella cultura partenopea non è solamente un omosessuale. Minicuccio era una parte mitologica del pensiero popolare che, sotto certi aspetti, mostrava la sua spregiudicata sacralità dirompente. Minicuccio, come molti altri femminielli, pur essendo un uomo non aveva mai nascosto il suo estro femminile.
Da tutti chiamato ’a Paccaiola, soprannome legato al suo lavoro presso il pastificio Gallo (meglio noto come quello ’i Cutugniello), dove era addetto al confezionamento della pasta, nella Pruvulera era visto come una sorta di Dea Fortuna, la cui cornucopia era sostituita dalla ‘panara’ da cui estraeva i numeri della sua celebre ‘riffa’ pomeridiana. Ogni giorno, di vicolo in vicolo, Minicuccio teneva banco animando la vera e propria Sisal del quartiere.
Da bambino, dalla mia loggia all’ultimo piano del civico 10 di Vico Gelso, sentivo risuonare da quel dedalo di strade un estenuante «uèèè!», con quella «e» prolungata finché non gli mancava il fiato, seguito dal suo tipico richiamo: «Io ’u tiro, chesta è ’a mana e cchesta è ’a panara!». Dalla panara usciva poi il numero che faceva esultare il vincitore di quella tirata, da Via Asilo Infantile lungo tutta Via Parini, fino al vicolo del Gallo.
Chissà se qualcuno abbia mai pensato di registrare quei momenti: sarebbe stata una testimonianza ancora più profonda e tangibile di un uomo che è stato parte integrante della grande anima della Pruvulera.
Domenico è deceduto il 2 marzo 2013. Attualmente le sue spoglie riposano nella Congrega del SS. Rosario (zona San Domenico) presso il Cimitero di Torre Annunziata. A lui, tassello della memoria popolare di un’intera città, dedico questo caro ricordo.”
La figura del femminiello nella cultura napoletana e l’eredità di Ciro Ciretta Cascina
Il ricordo della Paccaiola di Torre Annunziata tocca un nervo scoperto e prezioso della cultura campana: il rischio che figure così radicate vengano dimenticate o, peggio, ridotte a semplice folclore. Nei quartieri popolari tra Napoli e la provincia vesuviana, il femminiello ha sempre occupato uno spazio ben preciso, quasi liminale, legato al sacro, alla sorte, alla solidarietà di vicinato e ai riti antichi, come tenere tra le mani la panara della fortuna, quando nella tradizione popolare, il femminiello porta bene, scaccia il malocchio, tiene insieme la comunità.
È un patrimonio umano e culturale su cui si è accesa una luce importante anche a livello nazionale come nel documentario Femmenell – City of Mermaids di Andrea Fortis approdato anche su RaiPlay. Un’opera che diventa inevitabilmente anche il testamento visivo di un altro grande figlio di Torre Annunziata, Ciro “Ciretta” Cascina, scomparso il 12 giugno 2026 e salutato dalla sua gente al suono di putipù, triccheballacche e tammorre.
Era proprio Ciretta a spiegare con disarmante lucidità la differenza tra le etichette moderne e la storia dei nostri vicoli: “La parola gay ti fa credere che New York e Napoli siano la stessa cosa. Non è la stessa cosa”. Non un rifiuto dei diritti o delle conquiste civili, ma la difesa di un’identità precisa che non vuole farsi cancellare dall’omologazione globale. Come ribadito nel racconto stesso del documentario, “Femmenell è un atto di restituzione di visibilità, di dignità e di memoria a una comunità che è parte integrante dell’identità culturale di Napoli”.
Rileggere oggi la storia della Paccaiola, operaio dell’arte bianca al pastificio di Cutugniello e voce inconfondibile dei pomeriggi alla Pruvulera, risponde esattamente a questo stesso bisogno, quello ovvero di restituire dignità e presenza a chi ha fatto la storia quotidiana di Torre Annunziata, prima che il silenzio si porti via anche l’eco di quel richiamo tra Vico Gelso e Via Parini.