Omicidio Pasolini, la Procura di Roma apre una nuova indagine dopo l’esposto del legale
Il delitto è avvenuto all'Idroscalo di Ostia nella notte tra il primo e il due novembre di cinquantuno anni fa
La Procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo di indagine, a 51 anni dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini, lo scrittore e regista ucciso a Ostia nella la notte tra il primo e il 2 novembre del 1975. Il procedimento è stato affidato al sostituto Silvia Santucci, mentre l’esposto è stato depositato a piazzale Clodio le scorse settimane da Stefano Maccioni, avvocato dell’Ordine dei giornalisti del Lazio. Il legale in passato aveva assistito uno dei cugini della vittima, Guido Mazzon, si legge sull’agenzia di stampa Ansa. Nell’istanza, presentata nel novembre del 2025 e integrata nel maggio del 2026, sono emersi nuovi elementi raccolti dalla difesa.
Commissione d’inchiesta
Nel 2016 i parlamentari Serena Pellegrino e Paolo Bolognesi avevano presentato due proposte di legge con l’obiettivo di istituire una Commissione d’inchiesta. Nel 2023 ci aveva provato anche la senatrice Ilaria Cucchi dai banchi di Palazzo Madama.

L’omicidio
Sono passati 51 anni da quella notte del 2 novembre del 1975, quando l’intellettuale, nato a Bologna, viene brutalmente assassinato: travolto dalla sua stessa auto sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia. Il corpo di Pier Paolo Pasolini, che aveva 53 anni, viene trovato alle 6.30 di mattina da una donna di passaggio, mentre il riconoscimento della salma è affidato all’amico Ninetto Davoli, protagonista di alcuni film di successo del regista. Viene accusato dell’omicidio Giuseppe Pelosi, detto “Pino”, un “ragazzo di vita” di 17 anni originario di Guidonia Montecelio, un volto già noto alle forze dell’ordine che viveva di espedienti come piccoli furti e prostituzione maschile. Lo scrittore lo avrebbe invitato nella trattoria “Al Biondo Tevere”. Secondo la versione iniziale di Pelosi – ribattezzato dalla stampa “Pino la rana” per via dei suoi occhi gonfi – il minore si sarebbe rifiutato di avere un rapporto con Pasolini e da questa circostanza sarebbe sorto un litigio. Pelosi afferma che Pasolini lo avrebbe minacciato con un bastone e per difendersi sarebbe scappato via a bordo della Alfa GT, di proprietà del poeta, travolgendolo. Pelosi è stato condannato a 9 anni e 7 mesi per atti osceni, furto aggravato e “omicidio volontario in concorso con ignoti”. Nonostante la condanna, nel corso del tempo si sono sollevati numerosi dubbi sulla dinamica del delitto. Pasolini era un intellettuale scomodo e in quel periodo stava terminando “Petrolio”, un libro di denuncia – rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1992 – che mostrava i lati bui e i legami tra Eni, CIA e stragi di Stato. Nello stesso anno aveva girato “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, la pellicola presentata in anteprima al Festival di Parigi il 22 novembre del 1975, tre settimane dopo l’uccisione del regista. Pelosi ha cambiato negli anni numerose volte versione, nel 2005 nella trasmissione televisiva della Rai “Ombre sul giallo” di Franca Leosini dichiara di non avere mai partecipato all’omicidio e di essere stato minacciato. Racconta che quella notte c’erano tre persone dal forte accento siciliano che avrebbero colpito e massacrato con bastoni e catene Pasolini. L’uomo, scomparso a Roma nel 2017 all’età di 59 anni a causa di un tumore, ha confermato la matrice politica del delitto.
