Corte di Giustizia dell’Unione Europea: “Obbligo di riconoscere un matrimonio tra persone dello stesso sesso contratto in un altro Stato membro”
Mentre l'Europa chiede il matrimonio egualitario, la Lega tenta di smantellare diritti acquisiti con le Unioni Civili.
E’ una giornata particolare per i diritti LGBTQIA+ in Europa e in Italia. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha sancito un principio fondamentale: tutti i Paesi dell’UE sono obbligati a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti legalmente in un altro Stato membro. La sentenza, emessa in seguito al caso di una coppia polacca sposata in Germania, impone di fatto il rispetto della libertà di circolazione e della vita familiare in tutto il continente, spingendo gli Stati membri verso una maggiore equiparazione dei diritti.
L’Italia e il nodo delle Unioni Civili
Nonostante la portata storica della decisione, per l’Italia — l’unico Paese dell’Europa occidentale, tra i fondatori dell’UE a prevedere un istituto separato, le Unioni Civili (Legge Cirinnà del 2016) — la sentenza non cambia formalmente l’attuale sistema.
Attualmente, l’Italia trascrive i matrimoni gay contratti all’estero, ma li “declassa” agli effetti giuridici dell’Unione Civile. Come spiega il giurista Angelo Schillaci, questo meccanismo è conforme all’obbligo formale di riconoscimento, ma crea una “frizione” sostanziale. L’unione civile, infatti, pur garantendo gran parte dei diritti del matrimonio, presenta lacune fondamentali in ambito di filiazione (come l’adozione congiunta) e non crea vincoli di affinità, elementi che potrebbero configurare una violazione del principio di non discriminazione basata sull’orientamento sessuale e portare a nuovi contenziosi europei.
Il Controsenso politico del Governo Meloni
Mentre l’Europa spinge per l’integrazione dei diritti, il dibattito politico interno è dominato da iniziative che tentano di minare le tutele già esistenti.
Un emendamento alla Legge di Bilancio, proposto dal senatore leghista Claudio Borghi, mira a eliminare il diritto alla pensione di reversibilità per i partner superstiti delle unioni civili. Una proposta che, se approvata, si scontrerebbe direttamente con la Costituzione e la giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale e della Cassazione, che hanno già equiparato i partner delle unioni civili ai coniugi sul piano previdenziale.
L’iniziativa della Lega rappresenta un passo indietro che, secondo gli esperti, non solo è costituzionalmente discutibile, ma esporrebbe l’Italia a possibili procedure di infrazione a livello europeo, creando una palese disparità di trattamento per le coppie dello stesso sesso.
Il contrasto è netto: da un lato, l’Europa chiede il pieno rispetto dei diritti acquisiti e la libertà di movimento; dall’altro, il Governo italiano viene accusato di “criminalizzare” le persone LGBTQIA+ (anche con provvedimenti come quello sul reato universale per la GPA) e di mettere in discussione diritti civili faticosamente conquistati.