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The Rocky Horror Picture Show ritorna al cinema per ricordare l’attore Tim Curry 

Il film cult e il documentario "Strange Journey” di Linus O’Brien sono in programmazione nelle sale dal 26 ottobre 

The Rocky Horror Picture Show ritorna al cinema per ricordare l’attore Tim Curry 

Cinema e tv, Cultura Queer, News

22 Ottobre 2026

Di: Francesca Saccenti

Il Dottor Frank-N-Furter ci ha insegnato a sognare sulle note del mantra “Don’t dream it, be it”, mentre nuota in una piscina neoclassica dove il poliamore diventa protagonista. Per lui indossare tacchi a spillo e calze a rete su un corpo maschile, non è un esercizio di stile ma l’espressione di “un’identità fluida” capace di sfidare gli stereotipi del tempo. Un tentativo di sentirsi un eccentrico “Sweet Transvestite”, poco attento al bon ton e molto alla trasgressione. Con tutti i limiti, le storpiature e gli eccessi del periodo, nel 1975 il regista Jim Sharman porta sul grande schermo “The Rocky Horror Picture Show”, la pellicola tratta dallo spettacolo teatrale di Richard O’Brien, che nel film veste i panni del perfido Riff Raff, destinata a diventare un cult. Oggi a distanza di più di cinquant’anni dall’uscita nelle sale, l’opera queer ritorna dal 26 ottobre al cinema. Un omaggio a Tim Curry, l’istrionico attore britannico che ci ha lasciato il 25 agosto del 2026. La Cineteca di Bologna riporta in scena anche il documentario “Strange Journey: The Story of Rocky Horror”, che raccoglie una delle ultime testimonianze in video dell’artista, oltre a quelle dei protagonisti dell’avventura firmata da Linus O’Brien, il figlio di Richard O’Brian.

Midnight movie

Il musical in pieno mood rock and roll, altalenante come l’umore del suo protagonista, ha avuto un andamento irregolare. Appena uscito è un flop, un fiasco totale. Negli anni Settanta nei piccoli cinema degli Stati Uniti, in particolare a New York, iniziano a esplodere i midnight movie, “i film di mezzanotte”. Le produzioni indipendenti e le sale d’essai cercavano di rientrare nei costi e di distribuire lungometraggi a low budget. Le opere venivano proiettate durante i weekend per un pubblico di nicchia, composto da appassionati. Una scelta nata dall’esigenza di puntare i riflettori sulla “controcultura urbana”, lontana dall’apparenza e dall’universo patinato di Hollywood. “The Rocky Horror Picture Show” si trasforma ben presto in un fenomeno di massa perché la comunità lgbtqia+ della Grande Mela si ritrovava in un spazio sicuro di aggregazione nel quale si sentiva libera. Il fruitore “pirandellianamente” non subisce il musical, ma ci entra fisicamente rompendo la dimensione invisibile della quarta parete. Il cinema non è più un luogo caratterizzato dalla partecipazione passiva, il confine tra spettatore e personaggio si dissolve. Chi si trovava in sala negli anni Settanta conosceva il copione a memoria, si vestiva con gli abiti dei protagonisti e ripeteva le battute ad alta voce mimandole con i gesti e i movimenti del corpo. Un film salvato dalla passione dei fan: “The Rocky Horror Picture Show” è un rito collettivo.

Parigi e Milano

Per respirare l’aria d’antan bisogna recarsi a Parigi nel 5° arrondissement. Nel Quartiere Latino, a poca distanza dalla Senna, c’è un piccolo cinema che si chiama Studio Galande Beruchet. Qui ogni settimana dal 1978 viene proiettato ininterrottamente il cult queer grazie a spettacoli interattivi. Durante la sequenza del temporale si lancia l’acqua agli attori, che si esibiscono davanti allo schermo, o il riso durante il matrimonio dell’amica di Janet Weiss, nel film interpretata da Susan Sarandon, Betty Monroe. Anche al cinema Mexico di Milano il film ha rappresentato negli anni una tappa fissa nel programma. Nel 1980 – dopo essere stato in cartellone al cinema Durini ed al Ritz fra il ’76 ed il ’77 (ritirato per mancanza di pubblico) – la pellicola approda al Cinema Mexico restando una presenza stabile. Qui nel 1981 si forma il primo cast amatoriale italiano, capitanato da Claudio Bisio nel ruolo di Brad.

Tim Curry

L’artista britannico Tim Curry è morto a 80 anni nella sua casa di Los Angeles, la sera del 25 agosto del 2026. Attore, cantante e icona assoluta del cinema queer ha interpretato il ruolo di Frank-N-Furter nel film “The Rocky Horror Picture Show”, del Clown Pennywise in “It” (1990), tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, e di Hector, l’antipatico concierge di “Mamma, ho riperso l’aereo mi sono smarrito a New York” (1992). 

La trama

“The Rocky Horror Picture Show” fa numerosi riferimenti al mondo della fantascienza con un omaggio al personaggio di “Frankenstein” di Mary Shelley, incastona gli anni Trenta con una scena legata al dipinto a olio “American Gothic” dell’artista a stelle e strisce Grant Wood, fino a spostarsi sui ritmi glam rock del cantante Meat Loaf  (ha recitato nel musical nei panni del motociclista Eddy). In una notte buia e tempestosa una coppia di ingenui fidanzatini, Janet e Brad, con l’auto in panne finisce nel castello del surreale scienziato Dr. Frank-N-Furter. È l’inizio di un viaggio tra sesso e follia che sovverte ogni regola con ironia e libertà a ritmo del “Time warp”, il celebre ballo durante la “Convention Transilvanica”. «Alcuni anni fa – ha raccontato l’attore e regista Linus O’Brien – mi sono imbattuto nella canzone “I’m Going Home”, uno dei momenti salienti. Mentre scorrevo i commenti sono stato sopraffatto dall’emozione. “The Rocky Horror” aveva sempre fatto parte della mia vita e conoscevo bene il suo impatto sociale, ma quella è stata la prima volta in cui ho davvero compreso l’enormità della sua influenza sulle vite delle singole persone. Ho capito quanto questa storia fosse significativa e complessa: l’ascesa, la caduta e la rinascita nel film, il suo influsso su musica, cinema e cultura pop, il fenomeno cult senza precedenti che ha generato. E purtroppo ho constatato che in questo clima politico è più attuale che mai. “Rocky Horror” è unico nel modo in cui ha creato comunità e spazi in cui potersi esprimere senza timore di giudizio, in cui sentirsi liberi in ogni scelta e a proprio agio con chi condivide quello spirito», conclude l’autore del documentario “Strange Journey: The Story of Rocky Horror”.

La Cineteca di Bologna 

La Cineteca di Bologna rappresenta una delle istituzioni culturali più importanti in Europa per la conservazione e il restauro dei film. «Il mito di “The Rocky Horror Picture Show” è ancora oggi intramontabile – si legge nel comunicato stampa – con schiere di seguaci che tuttora frequentano mascherati le proiezioni in giro per il mondo. Inno irriverente ai piaceri sessuali (d’ogni gusto e gender): uno spettacolo d’arte varia che tiene insieme alieni travestiti e case infestate, tutto sorretto da una poderosa colonna sonora kitsch-rock. Memorabile Susan Sarandon, che scatenava i sensi d’una tremebonda sposina americana. I motivi di un così multiepocale successo possono restare misteriosi, ma è questa la natura degli oggetti di culto».