Famiglie omogenitoriali e diritti dei minori: la giurisprudenza supplisce al vuoto politico e normativo
Tra la tutela della madre d'intenzione, il rinvio sulle surrogazioni e l'apertura alle adozioni per le coppie same-sex, i tribunali italiani tracciano una linea giurisprudenziale comune a difesa dei bambini. Le reazioni di Rete Lenford, Famiglie Arcobaleno e Arcigay.
Il via libera della Cassazione alla madre intenzionale
Con la sentenza n. 4977/2026 pubblicata il 6 marzo, la Corte di Cassazione ha definitivamente riconosciuto la genitorialità della madre “intenzionale” di una bambina nata in Italia tramite procreazione medicalmente assistita (PMA) effettuata in Spagna da due donne unite civilmente. Ribaltando la decisione della Corte d’Appello di Milano, la Suprema Corte ha applicato i principi della sentenza n. 68/2025 della Corte Costituzionale, che aveva dichiarato illegittimo l’art. 8 della Legge 40/2004 laddove escludeva la tutela del genitore d’intenzione per i nati da PMA all’estero. Viene così garantito alla minore il diritto a uno status giuridico certo e alla bigenitorialità fin dalla nascita.
Il nodo della gestazione per altri alle Sezioni Unite
Pochi giorni dopo, con l’ordinanza n. 5656/2026 del 12 marzo, la Prima Sezione della Cassazione ha compiuto un ulteriore passo, rimettendo alle Sezioni Unite la questione dei minori nati tramite gestazione per altri (GPA). I giudici chiedono di valutare se per questi bambini possa essere applicata la disciplina prevista per il riconoscimento dei figli di genitori consanguinee, basata su una rigorosa verifica giudiziale dell’interesse del minore nel caso concreto. Anche in questo caso, la Corte ha ribadito la strutturale inidoneità dell’istituto dell'”adozione in casi particolari” a fornire una tutela adeguata.
Trieste e il riconoscimento della genitorialità post-mortem
A confermare l’orientamento dei tribunali di merito, l’11 febbraio 2026 il Tribunale di Trieste aveva già emesso una sentenza per colmare un vuoto normativo specifico, riconoscendo la genitorialità di una madre intenzionale deceduta. Il caso riguardava due bambine nate da PMA all’estero: i giudici hanno stabilito che il rapporto di filiazione sussiste e deve essere formalizzato anche dopo la morte, qualora sia provata la volontà procreativa condivisa, superando il rifiuto iniziale degli uffici comunali.
Venezia solleva la questione di costituzionalità sulle adozioni
Sul fronte delle adozioni, il 13 marzo 2026 il Tribunale dei minori di Venezia ha sollevato la questione di legittimità costituzionale riguardo al divieto di adozione per le coppie unite civilmente. I giudici hanno definito tale preclusione “discriminante e non giustificata”, trasferendo gli atti alla Corte Costituzionale per valutare la compatibilità della norma con il preminente interesse dei bambini a crescere in un ambiente familiare stabile, indipendentemente dall’orientamento sessuale dei genitori.
Un unico filo logico. La reazione delle associazioni LGBTQ+
Le pronunce della Cassazione e dei tribunali territoriali sono collegate da un unico, evidente filo logico: l’interesse superiore e l’identità del minore devono prevalere sul vuoto legislativo e sulle modalità di procreazione. Di fronte all’inazione del Parlamento, è la giurisprudenza a garantire i diritti fondamentali.
Le associazioni per i diritti LGBTIQ+ evidenziano questo aspetto con fermezza:
Rete Lenford, che ha assistito le famiglie nei ricorsi in Cassazione e a Trieste, sottolinea tramite il presidente Vincenzo Miri e l’avvocato Manuel Girola come le pronunce diano “piena attuazione ai principi della Corte Costituzionale“, ribadendo l’inidoneità dell’adozione in casi particolari e consolidando i diritti delle diverse configurazioni familiari.
Famiglie Arcobaleno, attraverso la presidente Alessia Crocini, definisce la sentenza di Trieste “storica” ma denuncia un dato di fatto: “È inaccettabile che i diritti dipendano ancora dai tribunali. La genitorialità non si cancella con un vuoto normativo né con la morte“.
Arcigay, commentando l’ordinanza di Venezia per voce del segretario generale Gabriele Piazzoni, parla di “un’unica luce nel buio dei diritti di questi anni” e lancia un appello alla Consulta affinché faccia “quello che il Governo e il Parlamento non hanno mai voluto fare: riconoscere che i bambini hanno bisogno di famiglie, non di ideologie“.