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Tennis, gli US Open si confermano “Safe Space” per le persone LGBTQ+

Un segnale forte negli USA di Trump che fanno passi indietro sui diritti, ricordando le battaglie di Billie Jean King.

Tennis, gli US Open si confermano “Safe Space” per le persone LGBTQ+

Sport

8 Settembre 2026

Di: Radio Pride

A Flushing Meadows non si respira solo aria di grande sport. Per il quarto anno di fila, gli US Open hanno ottenuto la certificazione di “Safe Space” (spazio sicuro) dalla Stonewall Inn Gives Back Initiative, l’organizzazione nata dal leggendario locale newyorkese che ha fatto la storia dei diritti civili.

Il riconoscimento è arrivato in concomitanza con la sesta edizione dell’Open Pride, la giornata con cui il torneo celebra i diritti delle persone Lgbtq+ e ribadisce l’impegno per l’uguaglianza, ma quest’anno ha un peso specifico e politico molto più marcato. Con la seconda amministrazione Trump che ha da subito iniziato a picconare i programmi federali sull’inclusione e a cancellare le tutele per le persone transgender volute da Biden, la posizione del torneo lancia un messaggio che va ben oltre la rete del campo da gioco.

Per l’occasione, l’impianto si è riempito di colori. Tra le note della marching band The Queer Big Apple Corps, giochi di luci LED ad animare le sessioni serali sull’Arthur Ashe Stadium e panel dedicati a chi ha avuto il coraggio di cambiare lo sport (come il dibattito Out & Open), il circuito ha ribadito da che parte intende stare.

Da Billie Jean King a oggi: le pioniere LGBTQ+ nel tennis femminile

È una presa di posizione che nel tennis ha radici profonde, soprattutto nel circuito femminile. Basti pensare a Billie Jean King, pioniera e icona nello sport di tutte le battaglie per l’uguaglianza e dei diritti delle persone LGBTQ+. tra le fondatrici della Women’s Tennis Association. Sebbene il suo coming out del 1981 sia stato forzato da una causa legale e abbia avuto un impatto allora drammatico sulla sua carriera, la King è un’icona assoluta del tenni, tant’è  che dal 2006 l’impianto di Flushing Meadows porta il suo nome e dal 2020 è a lei intitolata la Billie Jean King Cup, ovvero la principale competizione di tennis femminile a squadre nata nel 1963 come Federation Cup (l’equivalente femminile della Coppa Davis maschile).

Ma tante le tenniste lesbiche che hanno fatto coming out. dalla grandissima Martina Navratilova, fino ad arrivare a giorni molto più recenti, come quando nel 2023, Daria Kasatkina e Greet Minnen hanno disputato proprio a New York il primo match di un torneo del Grande Slam tra due giocatrici apertamente lesbiche.


Billie Jean King & Martina Navratilova – Wimbledon (1979)

Ma nel tennis maschile il coming out resta un tabù

Se tra le donne la visibilità LGBTQ+ è ormai una realtà consolidata, lo stesso non si può dire guardando dall’altra parte. Nel tennis maschile il coming out è ancora percepito come un tabù enorme: l’ATP è rimasta per decenni senza alcun giocatore in attività dichiaratamente gay. Un divario evidente, che spiega perché giornate come l’Open Pride non siano solo una festa, ma una necessità per scardinare vecchi muri e i tanti pregiudizi.