Franco Grillini e il Giorno della Memoria: “Basta ipocrisie sui triangoli rosa”
Dagli omosessuali trasferiti dai lager alle galere alla censura storica: la verità scomoda del leader LGBTQIA+ italiano.
In occasione del Giorno della Memoria, Franco Grillini, figura cardine della “rivoluzione gentile” del movimento LGBTQIA+ in Italia, ha affidato ai social una amara, ma doverosa riflessione. Un intervento che non cerca la polemica sterile, ma che punta alla verità storica. Grillini definisce le “ipocrisie” di una celebrazione che, ancora oggi, fatica a riconoscere pienamente tutte le vittime della follia nazifascista.
Franco Grillini, una vita per i diritti
Per comprendere il peso di queste parole, bisogna guardare alla storia personale e pubblica di Franco Grillini, bolognese classe 1955, non è semplicemente un politico, ma è uno dei cuori pulsanti delle battaglie per i diritti civili nel nostro Paese.
Tra i fondatori di Arcigay nel 1985, Grillini trasformò la solitudine di molti in una forza collettiva, dando voce politica all’orgoglio invisibile. È stato lui a varcare la soglia di Montecitorio a testa alta, primo parlamentare dichiaratamente omosessuale, portando tra i banchi delle istituzioni non fredde pratiche burocratiche, ma le vite, gli amori e le sofferenze di una collettività intera. Grillini è la memoria vivente di quarant’anni di lotte, il volto gentile ma incrollabile di chi ha dedicato l’intera esistenza a una missione: rendere l’Italia un Paese più giusto, dove nessuno debba più nascondersi.
“Una legge castrata”: il prezzo politico dell’unanimità parlamentare
Il cuore dell’intervento social di Grillini riguarda la genesi stessa della Legge 211 del 2000, che istituì il Giorno della Memoria in Italia. Come racconta Grillini, l’unanimità parlamentare fu ottenuta a prezzo di un grave compromesso storico e morale.
“Quando il grande Furio Colombo propose la legge per istituire la giornata della memoria, la destra italiana disse con chiarezza che se si fossero citati gli omosessuali, gli zingari e tante altre categorie tutt’ora invise non avrebbero votato la legge stessa”.
Il risultato, spiega Grillini, fu una legge “castrata”, che permise l’approvazione unanime ma cancellò formalmente dal testo la menzione specifica delle minoranze perseguitate oltre a quella ebraica, rendendo invisibili, ancora una volta, migliaia di vittime.
L’omocausto: dai lager alle galere
Il passaggio più straziante però del racconto di Grillini riguarda il destino unico e terribile riservato agli omosessuali (identificati nei campi con il Triangolo Rosa). Grillini solleva, ancora una volta, un velo di ipocrisia su una verità spesso taciuta nei libri di storia scolastici: la “liberazione” non fu uguale per tutti e per tutte.
Mentre per gli altri internati l’apertura dei cancelli significò la libertà, per gli omosessuali significò spesso solo un trasferimento:
“Gli omosessuali furono gli unici a non essere liberati dai campi di sterminio perché passarono direttamente dai campi alle patrie galere, visto che l’omosessualità era considerata reato in quasi tutta Europa.”
Grillini ricorda come alcuni sopravvissuti, salvatisi per miracolo o per caso dai forni crematori, abbiano dovuto scontare fino a vent’anni di carcere nel dopoguerra, perseguiti dalle stesse leggi che li avevano deportati.
Le responsabilità dei “liberatori” e l’oblio culturale che continua oggi
L’analisi di Grillini si allarga alle responsabilità degli alleati dei “liberatori”, ponendo più di un interrogativo storico scomodo. L’ex parlamentare sottolinea la contraddizione di risorse militari usate per radere al suolo città come Dresda, ma mai impiegate per bombardare i binari che alimentavano la “macchina della morte” industriale dei campi.
L’analisi si sposta poi sull’attualità culturale, con un duro affondo contro il cinema contemporaneo. Grillini osserva con amarezza che, persino in pellicole recenti come Norimberga, la tragedia dei Triangoli Rosa continua a essere rimossa dalla narrazione, perpetuando un’invisibilità che dura dal dopoguerra.
Un monito per il presente e il futuro
A termine della sua riflessione social, Grillini lancia un appello a non considerare la memoria come un rito vuoto, ma come uno strumento di difesa attiva. Ricordare tutto ciò che accadde, senza sconti e senza censure, è l’unico modo per presidiare la democrazia e la libertà, oggi messe in discussione da “pratiche che ricordano esattamente quelle del regime nazista”.
La memoria, per Grillini, non può essere selettiva: o è accogliente di tutte le ingiustizie e le diseguaglianze, o rischia di diventare complice dell’oblio.
Intervento completo di Franco Grillini
L’ipocrisia del 27 gennaio, giornata della memoria. Visto che proprio di memoria si parla è bene ricordare alcune cose che riguardano gli internati nei campi di sterminio nazisti tra cui gli omosessuali che venivano marchiati con il triangolo Rosa nel bavero della giacca e in alto nel pigiama a destra. Quando il grande Furio Colombo propose la legge per istituire la giornata della memoria la destra italiana disse con chiarezza che se si fossero citati gli omosessuali, gli zingari e tante altre categorie tutt’ora invise non avrebbero votato la legge stessa che proprio a causa di questa castrazione venne approvata all’unanimità dal Parlamento.Tutto il discorso antinazista del dopoguerra si basa sul racconto dello sterminio nei campi di concentramento e sulle persecuzioni che subirono milioni e milioni di persone in primo luogo di religione ebraica. Ma tutt’ora gli storici non spiegano il perché gli alleati non bombardarono mai né i campi di sterminio né i binari che li alimentavano. Trovavano le risorse per radere al suolo, inutilmente, Dresda, ma non trovarono le energie per fermare l’alimentazione orrenda dei campi dove milioni di persone venivano massacrate e passate per i forni crematori con un sistema industriale che garantiva la massima efficienza nel far sparire milioni di cadaveri.E c’è di più: nel dopoguerra nessuno voleva accogliere le persone che si erano salvate dei campi di sterminio al punto che migliaia di internati hanno vagato per l’Europa per mesi senza trovare riparo né ospitalità. Perché non lo si dice che è successo anche questo? E perché non si dice che gli omosessuali furono gli unici a non essere liberati dai campi di sterminio perché passarono direttamente dai campi alle patrie galere visto che l’omosessualità era considerata reato in quasi tutta Europa? Ci sono internati che hanno fatto anche vent’anni di carcere dopo essere passati per i campi di sterminio ed essersi salvati più o meno casualmente.In questi giorni non si è parlato quasi per niente degli internati omosessuali la censura e il silenzio di una parte importante di quell’orrenda tragedia e di quell’ orrendo crimine vengono ancora una volta consumati ai danni di alcune minoranze al punto che nemmeno il film Norimberga attualmente nelle sale cita lo sterminio dei triangoli rosa. . Ricordare quello che effettivamente accadde è un dovere civile sia perché non accada più e non si ripeta sia perché la memoria sia monito su ciò che è successo e sia sempre presente nella cultura di ogni tempo a presidio di democrazia e libertà che oggi vengono messe in discussione con pratiche che ricordano esattamente quelle del regime nazista.