FVG Pride al via tra polemiche su patrocinio e famiglie poliamorose: ecco tutte le informazioni sulla parata di Udine
L’appuntamento per la giornata dell’Orgoglio friulano è per sabato 3 ottobre. Il manifesto politico: “Sui corpi sia fatta la nostra volontà”
Dalle polemiche sui patrocini al manifesto politico per “affrontare il clima ostile”. Dalla vicinanza al popolo palestinese fino alla strumentalizzazione della queerness: i corpi e le identità “si devono opporre alla violenza della repressione”. Sabato 3 ottobre una ventata di diritti soffierà per le strade di Udine portando una marea arcobaleno per la città del Friuli-Venezia Giulia. L’appuntamento per L’FVG Pride è alle ore 14.30 con partenza alle 15.00 e arrivo a Parco Moretti, centro del Pride Village, un percorso ad anello che attraverserà i punti nevralgici del comune.
Le polemiche
La Giornata dell’Orgoglio è considerata a tutti gli effetti una parata di carattere regionale e il comitato organizzatore cerca il supporto delle istituzioni. In una nota l’assessora alle pari opportunità Arianna Facchini ha affermato “che si schiera e si schiererà sempre dalla parte dei diritti, della dignità delle persone e del contrasto a ogni discriminazione”. La decisione di concedere il patrocinio nei giorni scorsi era stata duramente attaccata da Fratelli d’Italia. All’inizio a storcere il naso era stata la coordinatrice udinese Ester Soramel, che aveva chiesto al primo cittadino se il Comune oltre al corteo condividesse anche il manifesto politico del Pride. In un comunicato il partito sofferma l’attenzione su alcune rivendicazioni contenute sulla piattaforma, tra le quali c’è il riconoscimento delle famiglie poliamorose. A puntare il dito sul patrocinio del Comune di Udine, annunciato il 26 settembre, c’è anche il sindaco di Pordenone. L’esponente di Fratelli d’Italia, Alessandro Basso, ha ribadito la sua contrarietà all’FVG Pride precisando che la richiesta sui banchi dell’amministrazione non è mai pervenuta. La lista civica di opposizione del Consiglio comunale di Pordenone Il Bene Comune ha fatto sentire la sua voce attraverso un post sulla pagina ufficiale di Facebook, nel quale sottolineava la mancanza di coerenza di Basso, che lo scorso giugno si è unito civilmente al sindaco leghista di Carlino Loris Bazzo: “Come si concilia la celebrazione di una propria unione civile con posizioni che ostacolano il pieno riconoscimento di quegli stessi diritti per la comunità?”. In un’intervista del 2025 al quotidiano “Il Gazzettino”, il primo cittadino aveva specificato che “non è con queste manifestazioni che si percorre la strada dei diritti. Non è con le carnevalate che si migliorano le cose”. Il 2 ottobre ha fatto da eco il capogruppo della Lega in Regione, Antonio Calligaris, che ha attaccato l’amministrazione il cui compito “non dovrebbe essere quello di schierarsi in favore di una manifestazione, bensì rappresentare l’intera comunità”, come si legge sull’agenzia di stampa Ansa. L’esponente del Carroccio critica anche la piattaforma considerata “degradante per le donne” e nello specifico fa riferimento al termine contenuto nel testo “corpi mestruanti“.

Il calendario
Le danze si aprono con l’inaugurazione del Pride Village alle 10.00, mentre il raduno per la parata è alle ore 14.30. A seguire la marcia, mentre gli interventi e i discorsi sono previsti alle 18.00. Si conclude la giornata con le performance, il concerto di Fucksia – la band punk-techno transfemminista e queer – e il dj set. L’area talk conferenze e dibattiti è dedicata a Mirko Moriconi, ucciso a 24 anni dal padre insieme alla madre Katy Andreoni, 52 anni, dopo aver fatto coming out dichiarando alla famiglia la propria omosessualità. Lo spazio gioco con i laboratori, che abbracciano la musica e il ballo, è in onore dell’artista country a stelle e strisce Dolly Parton, scomparsa il 25 agosto 2026 all’età di 80 anni a Nashville. L’area Tove Jansson è in omaggio all’illustratrice finlandese, che ha creato i “Mumin“, libri per i infanzia che hanno come protagonisti ippopotami bianchi che abitano nell’omonima valle. La pittrice ha insegnato “il valore dell’accoglienza e della fantasia”, si legge in un post del comitato organizzatore.

Il claim
A nove anni dalla prima parata dell’Orgoglio del 2017 si scende in piazza per l’autodeterminazione: non si tratta di “un semplice esercizio di memoria, ma di un atto di riappropriazione politica e affettiva”. L’FVG Pride è in sostegno delle persone queer della Palestina “che muoiono di genocidio prima ancora che di omofobia”. Il motto multilingue della seconda edizione è “Affrontando il clima ostile – Brut timp, ma cumbinin! – Soočanje s sovražno klimo” che non rappresenta “solo una constatazione delle avversità climatiche, ma una dichiarazione di resistenza: abitare le intemperie della storia a schiena dritta, opponendo la cura dei corpi alla violenza della repressione”.
LGBTQIAPK+
“Adottiamo con orgoglio l’acronimo LGBTQIAPK+, includendo le soggettività poliamorose e le comunità kink/BDSM – scrivono – perché ogni desiderio sottratto alla norma è un atto di sabotaggio al sistema e perché vogliamo che ogni lettera sia uno spazio di visibilità e una rivendicazione di dignità contro ogni forma di stigma”. Tra i punti della piattaforma c’è la lotta alle discriminazioni per garantire diritti alle soggettività più marginalizzate, con una specifica attenzione alle persone trans perché – recita il documento – “sui corpi sia fatta la nostra volontà”.

Adozioni, sex work e salute
L’elenco include la piena dignità della pluralità delle famiglie, delle relazioni affettive e dei percorsi di genitorialità, il diritto all’adozione e una riforma complessiva accessibile a tutte le persone, indipendentemente da orientamento, identità di genere o stato civile. Si rivendica il diritto alla salute psicologica, la gratuità e la diffusione capillare dei mezzi di protezione barriera e delle profilassi alternative (PrEP e PEP), con la richiesta alla Regione del Friuli Venezia Giulia di potenziare i reparti per le infezioni sessualmente trasmissibili (IST). La lista continua con la necessità dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, la “decriminalizzazione” del sex work e l’introduzione di una norma sul matrimonio egualitario.