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Torino, schiaffo per uno zaino rainbow ad un attivista del Torino Pride

Un dettaglio arcobaleno scatena la violenza di un gruppo di giovanissimi. Luxuria attacca: «L'omofobia esiste, ma la politica resta al buio»

Torino, schiaffo per uno zaino rainbow ad un attivista del Torino Pride

Cronaca, Omofobia, Transfobia

19 Aprile 2026

Di: Radio Pride

Non è stato un tentativo di rapina, né una lite degenerata. A scatenare la violenza, nel cuore pulsante di una Torino che si prepara a ospitare l’Europride nel 2027, è stato un piccolo zaino con i colori dell’arcobaleno. Un simbolo di libertà che, agli occhi di un branco di adolescenti, si è trasformato in un bersaglio da colpire.

L’aggressione è avvenuta in pochi, concitati secondi. La vittima è un giovane attivista trans, volontario del Torino Pride e giurato del Lovers Film Festival, la storica rassegna cinematografica LGBTQI+ diretta da Vladimir Luxuria. Il ragazzo stava lasciando i locali del festival quando è stato circondato, prima gli insulti, le urla omofobe, poi quella sberla violenta assestata al volto da uno del gruppo, “compiaciuto” del proprio gesto davanti agli amici.

«Cerca un bersaglio, non un motivo»: la denuncia del Torino Pride

Il racconto della vittima, affidato ai canali social dell’organizzazione, restituisce il ritratto di un’aggressione gratuita quanto emblematica:

«Uno di loro si è avvicinato urlando e mi ha dato una sberla sul volto. È accaduto tutto in cinque secondi. Non ho reagito. I suoi amici l’hanno bloccato capendo, spero, la violenza del gesto. Sto bene, ma sono turbato».

Dall’associazione Torino Pride arriva una riflessione amara che scuote la cittadinanza, l’odio non ha bisogno di una struttura ideologica complessa, gli basta un dettaglio. Un colore, un accessorio, un modo di essere. “L’odio non cerca un motivo, cerca un bersaglio”, scrivono gli attivisti, sottolineando come la vulnerabilità dei singoli sia ancora drammaticamente alta nonostante i passi avanti culturali.

Lo Russo e Cirio: «Torino non accetta l’intolleranza»

La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere. Il sindaco Stefano Lo Russo ha espresso immediata vicinanza al giovane, ribadendo che Torino non può e non deve essere teatro di simili episodi: «Lavoriamo ogni giorno per il rispetto e la tutela dei diritti. È fondamentale continuare a educare per costruire una città in cui ciascuno si senta protetto».

Anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha condannato fermamente il gesto, ricordando l’esistenza di un fondo regionale per l’assistenza legale alle vittime di discriminazione. Parole di sdegno sono arrivate anche dai vertici del Museo Nazionale del Cinema, Enzo Ghigo e Carlo Chatrian, che hanno definito “inaccettabile” che nel 2026 si debba ancora assistere a simili atti di prevaricazione.

L’affondo di Vladimir Luxuria: «Manca una legge, siamo nel buio»

Ma è il commento di Vladimir Luxuria a spostare il piano della discussione dalla cronaca alla politica nazionale. La direttrice del Lovers non usa giri di parole e punta il dito contro il vuoto legislativo che circonda questi crimini.

«L’omofobia esiste», ha dichiarato Luxuria con durezza, «e ne ha fatto le spese un giurato del mio festival semplicemente perché portava addosso i colori rainbow». Il riferimento è alla mancanza di una norma specifica (come il naufragato DDL Zan) che possa fungere da deterrente e da strumento di tutela. Luxuria parla di una «indifferenza nera e buia della politica», denunciando come la violenza di strada sia spesso figlia di un disinteresse istituzionale che lascia le minoranze prive di una protezione giuridica adeguata.

Mentre Torino si interroga su come una serata di cultura e cinema possa trasformarsi in un incubo per un ragazzo trans, resta la ferita di un’aggressione che non ha colpito solo un volontario, ma l’idea stessa di una città aperta e sicura per tutti e per tutte.