Referendum educazione sessuo-affettiva: le persone trans non possono firmare
Mentre la raccolta firme vola a 120.000 adesioni in cinque giorni, ma se hai aggiornato legalmente i tuoi documenti dopo un percorso di affermazione di genere, per la piattaforma ministeriale non esisti. Scatta l'appello urgente al Ministro Piantedosi.
Hai fatto il percorso di affermazione di genere, la tua identità è legalmente riconosciuta, ma per lo Stato italiano non puoi firmare un referendum. È il paradosso, dai contorni quasi kafkiani, denunciato in queste ore dai promotori del Referendum sull’Educazione Affettiva e Sessuale.
Un diritto bloccato da un database non aggiornato
Tutto nasce da un cortocircuito tecnico della piattaforma ministeriale dedicata alla raccolta firme. Il portale, infatti, respinge sistematicamente le adesioni di tantissime persone trans. Il caso di Edoardo, rilanciato sui social della campagna, è emblematico: i documenti sono in regola, ma il sistema è semplicemente incapace di leggere e validare il nuovo codice fiscale.
Il risultato è che, per un server non aggiornato, cittadini con pieni diritti vengono di fatto “cancellati” dalla vita pubblica, impossibilitati a esercitare uno strumento di democrazia diretta.
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Il boom di firme e l’appello al Viminale
L’esclusione brucia ancora di più se si guardano i numeri: in soli 5 giorni, il Referendum ha già superato le 120.000 firme. Un traguardo straordinario che rischia però di essere macchiato da questa discriminazione algoritmica.
Un diritto costituzionale non può inciampare in un bug informatico. Per questo motivo, il comitato promotore ha rivolto un appello urgente al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, chiedendo un intervento immediato per allineare le banche dati pubbliche. L’obiettivo della campagna è portare l’educazione affettiva nelle scuole per smantellare i pregiudizi: una battaglia che, avvertono gli organizzatori, non ha alcuna intenzione di fermarsi davanti a un server bloccato o a un database non aggiornato.